Martedì 18 Ottobre 2011

Il «Tir»: lo scudetto al Milan
L'Atalanta resterà in serie A

L'avvio è pessimo. All'appuntamento per l'intervista del dopo-Handanovic al bar sottocasa Simone Tiribocchi si presenta con una maglietta non proprio ortodossa. C'è scritto a caratteri cubitali «All roads lead to Rome». Tutte le strade portano a Roma.

Scusi Tiribocchi, ma lei è un idolo della curva: le sembra il caso?
«Ah, ah, ah. No, forse no. Ci ho pensato, prima di uscire, ma tanto ogni volta che mi incontrano i tifosi mi fanno i cori contro Roma, quindi cambia poco...».

Chi vince lo scudetto?
«Il Milan».

E l'Atalanta dove arriva?
«A me andrebbe benissimo se il campionato finisse con la classifica di oggi».

Quindi ci sono almeno tre squadre meno forti dell'Atalanta?
«Ce ne sono più di tre. Ma noi abbiamo dovuto rincorrere... E la classifica corta è uno svantaggio».

Certo, si alza la quota salvezza.
«Appunto. L'Inter ha perso con Novara e Catania, quelli sono punti non proprio previsti».

Di punti ne ha fatti parecchi anche l'Atalanta.
«Noi ne abbiamo cinque. E di questi si parla nello spogliatoio. Nessuno pensa agli 11 del campo... E ora avanti così, non c'è
motivo per cambiare atteggiamento».

Ma lei quanti punti firmerebbe prima della prossima sosta?
«Vediamo... Parma e Bologna fuori, Inter e Cagliari in casa... Direi cinque, sì cinque punti a patto di non perdere a Bologna».

Una vittoria e due pareggi: sarebbe disposto a perdere con l'Inter?
«Eh no, quest'anno non dobbiamo perdere in casa. Siamo tosti, abbiamo personalità. Non perderemo».

Lei docente-praticante, come giudica gli attaccanti dell'Atalanta?
«Anzitutto mi considero un praticante, quindi spero di fare diciamo 4-5 gol. Sono a 117 gol in A e B, vorrei superare i 120».

E i suoi compagni?
«Denis è una prima punta, non lo credevo così forte, se resta quel che vedo a Zingonia ogni giorno va di sicuro in doppia cifra. Gabbiadini ha 19 anni, ma mentalmente c'è. Adesso sta pagando lo scotto, è bergamasco, la domenica sugli spalti ha 30 amici in curva, 20 in tribuna, eccetera. Ma è inquadrato per diventare un campione. Ve l'assicuro».

Restano Moralez e Marilungo.
«Maxi ha il tempo del calcio come nessun altro giocatore con il quale ho giocato. Tu pensi che potrebbe fare una cosa e lui l'ha già fatta. Adesso deve capire questi allenamenti molto diversi da quelli a cui era abituato. Ma farà parlare di lui. E servirà tanti assist. Marilungo è una seconda punta che ha i primi tre passi e il tiro come pochi altri: deve solo esplodere. E occhio a Bonaventura».

Leggi l'intervista di Pietro Serina a Simone Tiribocchi su L'Eco in edicola martedì 18 ottobre

a.ceresoli

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