A Sorisole, poi la cerimonia in via Gleno. La ministra Cartabia: «Con don Fausto grande opera educativa»
La targa della casa circondariale di Bergamo con l’intitolazione a don Fausto Resmini (Foto by Colleoni)

A Sorisole, poi la cerimonia in via Gleno. La ministra Cartabia: «Con don Fausto grande opera educativa»

La ministra a Bergamo per l’intitolazione del carcere a don Resmini. Prima a Sorisole in tarda mattinata, poi in via Gleno. «Nell’opera di don Fausto forte il binomio educazione-giustizia» ha detto.

La ministra della Giustizia Marta Cartabia, già prima donna presidente della Corte costituzionale, lunedì 19 aprile è stata a Bergamo, per la cerimonia di intitolazione della casa circondariale di Bergamo a don Fausto Resmini, che del carcere fu cappellano a lungo.

L’arrivo a Sorisole

L’arrivo a Sorisole
(Foto by Bedolis)

Prima di fare tappa in carcere, la ministra ha espresso il desiderio di una visita al Patronato di Sorisole, nella casa don Milani, dove don Fausto accoglieva i «suoi» giovani fragili, in un dialogo costante tra il carcere e il territorio. Qui la ministra è stata accolta dai ragazzi della comunità e con loro si fermerà a pranzo per poi raggiungere subito dopo il carcere di Bergamo, in via Gleno.

La ministra Cartabia a Sorisole

La ministra Cartabia a Sorisole

La ministra Cartabia ha voluto toccare con mano la realtà e la struttura in cui don Fausto ha vissuto e operato, oggi fondazione, da 43 anni fulcro di azione educativa e piccola perla della giustizia minorile in Italia. «Qui resta la completezza con cui don Resmini ha affrontato il tema della giustizia, la grande attenzione verso i detenuti, verso il loro disagio e la sua capacità di aver costruito nel frattempo una grande opera educativa - ha detto la ministra a Sorisole -. Questo binomio educazione-giustizia è quello che mi colpisce di più. Sia perchè la giustizia deve mirare alla rieducazione sia perchè credo che nello spirito di don Fausto una forte educazione può prevenire tanti guai per la giustizia e di conseguenza per la società».

L’arrivo in via Gleno

L’arrivo in via Gleno
(Foto by Colleoni)

In carcere a Bergamo la ministra Cartabia

In carcere a Bergamo la ministra Cartabia
(Foto by Colleoni)

Dopo il pranzo a Sorisole, la ministra si è diretta in via Gleno per l’intitolazione del carcere a don Fausto. La cerimonia, a causa della pioggia, si è tenuta nella palestra della struttura, alla presenza delle principali autorità di Bergamo. Più volte è stata rimarcata la capacità di don Fausto di essere «vicino, con la presenza e con lo spirito, ai detenuti». La direttrice del carcere Teresa Mazzotta ha ricordato il percorso di don Fausto: «Andava nei lunghi della sofferenza, favoriva l’incontro fra i genitori detenuti e i minori presenti nella sua comunità. Credeva nel recupero delle persone e sempre ha nutrito fiducia e rispetto anche nella polizia penitenziaria» ha detto.

La ministra Cartabia durante il suo discorso in via Gleno

La ministra Cartabia durante il suo discorso in via Gleno
(Foto by Colleoni)

Nella palestra la gigantografia del volto di don Fausto e la scritta: «A te o Signore che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più, la mia riconoscenza». «Questa è una giornata straordinaria - ha detto il Capo del dipartimento penitenziario Bernardo Petralia -, un momento emblematico della vita carceraria e della giustizia».

La ministra ha poi letto il discorso che L’Eco di Bergamo ha pubblicato in anteprima: «Don Fausto non cercava riconoscimenti formali ma praticava la giustizia - è uno stralcio del discorso qui integrale -. Qualcuno di voi ha scritto di recente: intitolare il carcere a don Fausto è un modo per incontrarlo ancora ogni giorno. A leggere le molte testimonianze di chi ha voluto rendere omaggio a don Fausto dopo la sua morte si coglie proprio questo: un uomo che praticava la giustizia, un uomo teso a rigenerare, senza facili assoluzioni, il percorso di vita di tutti. Con una proposta esigente e nient’affatto “buonista”, come si è tentati di pensare di fronte a testimoni come lui. Ripeteva spesso che per il recupero di chi deve fare i conti con il male commesso occorre un cammino, il travaglio di un cammino spesso lungo e sempre segnato da tre momenti: il riconoscimento dell’errore, la richiesta di perdono e la riconciliazione con le vittime».

Il Vescovo ha benedetto la targa

Il Vescovo ha benedetto la targa
(Foto by Colleoni)

Commossa una detenuta che ha partecipato alla cerimonia, commossi i familiari di don Fausto Resmini mentre viene scoperta la targa di intitolazione del carcere al sacerdote bergamasco. Nella palestra risuona il Silenzio e il vescovo di Bergamo, Francesco Beschi, benedice la targa. «Questa intitolazione - dice monsignor Beschi - è un riconoscimento al suo Ministero, questo luogo sia spazio di incontro, dialogo, rinnovamento e rigenerazione».


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