«Così mi sono buttato dall’auto in A4». Usura, vittime tra minacce e pestaggi
Uno degli arrestati minaccia un barista con un bastone nel suo locale

«Così mi sono buttato dall’auto in A4». Usura, vittime tra minacce e pestaggi

Le intercettazioni e i verbali che hanno portato agli arresti da parte dei carabinieri. Uno degli indagati rideva al telefono: «L’ho spaccato di brutto, non mi ha pagato lo “stipendio”»

«Lungo il tragitto, più o meno all’altezza del casello di Seriate, mentre stavamo litigando verbalmente, ho ricevuto uno schiaffo o un pugno al volto. Contestualmente mi sono ritrovato attaccato al sedile perché S. mi ha preso da dietro mentre T. ha continuato a darmi qualche altro pugno. Poiché il veicolo viaggiava lungo la prima corsia a velocità ridotta, ho istintivamente aperto la portiera e mi sono lanciato giù dal veicolo in corsa». Dai verbali degli interrogatori, così come dalle intercettazioni agli atti dell’indagine, emerge chiaramente come fossero particolarmente violenti i modi con cui venivano trattate le vittime dell’usura da parte dei soggetti finiti nell’indagine dei carabinieri che, all’alba di lunedì, si è conclusa con l’esecuzione di tre custodie cautelari (due eseguite, mentre il terzo è ancora ricercato) e dieci denunce a piede libero.

In particolare, un imprenditore ha raccontato di come, il 13 febbraio 2020, fu costretto a lanciarsi dall’auto in corsa lungo l’A4, nel tratto tra Bergamo e Seriate. Il motivo? Una delle altre due persone sull’auto, ovvero R. T., 53 anni, di Bergamo (vale a dire uno degli arrestati, assieme a L. D. M. P., 69 anni, di Bonate Sopra, al quale sono stati sequestrati 194 mila euro in via preventiva), vantava nei suoi confronti un credito di poco superiore ai tremila euro: la vittima era stata fatta salire in auto per essere portata – hanno ricostruito i carabinieri – nel garage dell’altro uomo, a Brescia, ed essere malmenata all’interno del box. Ma l’impeto di R. T. era stato talmente irrefrenabile da colpirlo subito in auto.

«Niente, non ce l’ho fatta – ha poi ammesso, venendo intercettato –: l’ho spaccato su di botte prima di entrare. Lo sapevo già, va a denunciarmi, non mi interessa, andiamo su e diciamo che non mi ha pagato (...). È saltato giù al volo in macchina...». E, ancora: «Oggi l’ho pestato di brutto, l’ho massacrato (...), ho spaccato anche la mano (...) perché non mi pagava lo stipendio del lavoro (ride)». In effetti la vittima aveva poi sporto denuncia (in seguito ritirata per un accordo tra le parti) per l’episodio e, due giorni dopo, si era fatto refertare le ferite al Pronto soccorso dell’ospedale di Alzano, senza spiegare il motivo delle lesioni al volto e a una mano. Due giorni prima del pestaggio lo stesso indagato aveva minacciato l’imprenditore al telefono: «Io ti spacco te e tutta la tua famiglia – aveva detto, sempre intercettato –: stai attento. Mi stai facendo litigare con tutti (...) e porta qui 1.500 subito, sennò ti spacco la testa, pezzo di...».

Gli inquirenti – l’indagine è coordinata dal sostituto procuratore Emanuele Marchisio – parlano di «gravità e reiterazione delle minacce» ed «estrema violenza del comportamento tenuto» da R. T. che, a dicembre 2019, già intercettato, aveva minacciato lo stesso imprenditore dicendogli: «Stai attento a come fai a parlare, perché se ti prendo ti stacco la testa un’altra volta». Tra loro gli indagati si riferivano all’attività di «recupero crediti» con il termine «manutenzione»: sempre R. T. al telefono – ancora nel febbraio 2020 – riferiva a un altro degli indagati che aveva «due o tre lavori da fare, come manutenzione». E l’interlocutore gli rispondeva: «Tranquillo, ti ho già capito». Nell’anno di indagine sono state tante le intercettazioni raccolte dagli inquirenti che dimostrerebbero la costante attività di prestiti a usura, con tassi fino al 100%: in totale le vittime avevano accumulato circa un milione di euro da restituire.


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