La Fondazione Santina in campo per aiutare gli anziani in Calabria
Da sinistra Luigi Ginami, Silvana Bonzanni della Fondazione Santina, Nicola Gratteri e Marina Voci, presidente della Fondazione Villa della Fraternità

La Fondazione Santina in campo per aiutare gli anziani in Calabria

Realizzato un bagno assistito in una casa di riposo grazie ai fondi raccolti dalla onlus fondata da monsignor Ginami. Ora il viaggio in Kenya.

È come seminare un campo, il lavoro di Fondazione Santina. Ogni volta è una pianta che cresce e che dona nuovi frutti. E ci sono sempre altre nuove piante che si radicano dai suoi semi. Un esempio tra tutti è uno degli ultimi progetti che ha visto la luce il 2 settembre, quando a Sant’Andrea Apostolo dello Ionio, in Calabria, monsignor Luigi Ginami, fondatore e presidente della onlus bergamasca, ha inaugurato il bagno assistito per gli anziani ospiti della casa di riposo Villa della Fraternità: qui vivono circa un’ottantina di persone che hanno trovato conforto e cura nella struttura che ospita anche un piccolo hospice con otto malati. «La Bergamasca ancora una volta ha compiuto un grande sforzo, ha dimostrato i suoi principi solidali, il suo senso di condivisione. Lo ha fatto pragmaticamente in un periodo durissimo: crocefissa dal Covid, non si è piegata su se stessa, ma si è aperta agli altri. Non è la prima volta: anche con il libro scritto sul primario della Terapia intensiva dell’ospedale di Bergamo, Luca Lorini, vennero acquistati due ventilatori polmonari per il “Papa Giovanni” di Bergamo», spiega monsignor Ginami, tornato nella Bergamasca dopo 25 anni alla Segreteria di Stato della Santa Sede.

Un progetto, quello calabro, voluto dalla fondazione bergamasca, creata dallo stesso Ginami che l’ha intitolata alla madre Santina Zucchinelli, e realizzato proprio sulla base di un altro lavoro della onlus: i quasi 29.500 euro necessari per la realizzazione del lavoro sono stati raccolti grazie ai profitti della vendita dell’instant book solidale dedicato al procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, un progetto editoriale che fa parte della collana i «Volti di speranza», libri che nascono dai viaggi, dagli incontri di monsignor Ginami in giro per il mondo, per raccontare la storia di uomini e donne che vivono la vita con solidarietà, che si spendono per il prossimo.

Proprio Nicola Gratteri il 2 settembre ha deciso di essere presente per inaugurare il nuovo progetto, che è uno dei semi cresciuti in Calabria grazie alla Fondazione Santina: «Sono contento di aver conosciuto don Luigi, è una persona che fa, e in Italia e nel mondo abbiamo bisogno di concretezza, di fatti». Come il progetto che monsignor Ginami sta studiando sempre in Calabria, a San Ferdinando, dove la Fondazione Santina ha recentemente visitato una tendopoli occupata da 150 stranieri che vivono senza acqua calda: «Sono costretti a pagarla 50 centesimi a tanica, e il progetto è quello di costruire una cisterna di 10 mila litri di acqua con pannelli solari, a sostegno di queste povere persone». Fatti, progetti che si susseguono, che sono sempre di carità e relazione e che, con monsignor Ginami, si traducono anche nell’importante viaggio in programma in Kenya: da oggi al 27 settembre il bergamasco sarà impegnato in numerose attività, sempre grazie al lavoro fatto dalla sua fondazione: «Inaugureremo un asilo nido nell’orfanotrofio di Mambrui: ospiterà una quarantina di bambini e sarà un nuovo ampliamento di questi spazi che la fondazione ha ripristinato dopo un terribile incendio – spiega monsignor Ginami -. Poi mi sposterò a Malanga per avviare una aula tecnica dove le bambine del posto seguiranno un corso di taglio e cucito: la formazione è alla base di tutti i nostri progetti, soprattutto in Africa. A Msabaha, invece, inaugureremo un pozzo e una cisterna di acqua capiente 10 mila litri: servirà a 250 bambini che in quell’area vanno a scuola».

E non finisce qui perché l’ultima tappa del viaggio in Kenya di Ginami è la più emozionale, la più intensa: «Andrò a trovare i dieci bambini adottati a distanza, tutti malati di Hiv, in alcuni casi affidati a famiglie che li curano quando i genitori sono morti di Aids. Vivrò con loro, nei loro villaggi, condividerò momenti importanti, in un progetto importante come quello dell’adozione a distanza che ci rende tutti più vicini».


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