Pro.fu.mo, visite di controllo fissate in automatico per 50mila malati oncologici

Al «Papa Giovanni». Presentato il progetto di follow up promosso da Regione, coinvolgendo le Asst bergamasche, le strutture del privato accreditato e le associazioni dei malati .

È un progetto semplice nella sua idea, ma complesso organizzativamente. L’acronimo è «Profumo», il suo significato è «Progetto Follow-Up Malato Oncologico»: non saranno più i pazienti oncologici a dover fissare da soli i propri esami di controllo post-intervento, ma sarà direttamente il sistema sanitario – tramite gli operatori amministrativi dell’ospedale, rivolgendosi ai Cup – a programmare e prenotare direttamente visite e appuntamenti per i mesi successivi all’operazione.

È la nuova modalità di presa in carico proposta dal sistema sanitario regionale e territoriale. Coordinando le agende delle diverse strutture sanitarie bergamasche, sono stati ricavati i primi 8.286 slot (appuntamenti) da dedicare al progetto, equivalenti al 10% del fabbisogno provinciale annuo di visite follow-up oncologiche: il progetto si espanderà mese dopo mese, sino a diventare strutturale e farsi carico dei bisogni di circa 50mila pazienti bergamaschi. Oggi, martedì 6 settembre, all’Auditorium Parenzan del «Papa Giovanni», la presentazione con i vertici di Regione, Ats, Asst, strutture del privato accreditato e associazioni dei malati, presenti oltre alla vicepresidente della Regione e assessore al Welfare Letizia Moratti, Maria Beatrice Stasi, direttore generale dell’Asst «Papa Giovanni», Massimo Giupponi, dg dell’Ats di Bergamo, Domenico Giupponi, referente per l’Associazione oncologica bergamasca, l’Associazione cure palliative e la Lega italiana per la lotta contro i tumori, Michele Sofia, direttore sanitario dell’Ats, Carlo Tondini, direttore del Dipo, il Dipartimento interaziendale provinciale oncologico.

Lavoro di rete

«Un mattoncino per costruire una sanità che curi la persona»

Al progetto – dal punto di vista delle strutture sanitarie – aderiscono le tre Asst bergamasche, Humanitas Gavazzeni e Castelli, Habilita, Casa di cura San Francesco, Istituti ospedalieri bergamaschi, Casa di cura Palazzolo, Ferb, Istituto Quarenghi. Il progetto, di carattere regionale, è già stato presentato anche nelle altre realtà lombarde. «L’idea nasce dalla volontà della Regione di offrire soluzioni ai nostri pazienti per garantire le migliori cure, nei tempi giusti e nei luoghi giusti – ha sottolineato Letizia Moratti, vicepresidente e assessore regionale al Welfare -. È un mattoncino in più per costruire una sanità che curi la persona. Le liste d’attesa riguardano un tema di equità sociale. Dobbiamo garantire che la sanità pubblica, includendo anche il privato accreditato, sia in grado di dare risposte certe in tempi giusti».

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