Delta Index
Mercoledì 07 Gennaio 2026
Attrarre la Gen Z, non basta dirlo.
È lo spazio a rivelare l’organizzazione
CAPITALE UMANO. Non solo architettura e design: il nuovo «Zucchetti Village» a Lodi diventa un caso di studio per capire come i luoghi di lavoro vengono valutati dai giovani
C’è un equivoco diffuso nel modo in cui le aziende raccontano le nuove sedi: si insiste sull’architettura, sulla sostenibilità, sulla spettacolarità degli ambienti. Alla Generazione Z, però, non interessa tanto che un luogo di lavoro sia «bello», quanto che sia vivibile, attraversabile, usabile. È da questo punto di vista che l’ Osservatorio Delta Index ha voluto guardare il nuovo Zucchetti Village di Lodi, più per valutarlo in chiave under 27 che per celebrarlo. L’inaugurazione del campus - alla quale ha partecipato anche Delta Index - ha offerto uno spunto utile per ragionare su un tema centrale nel rapporto tra imprese e Gen Z: lo spazio come messaggio organizzativo. Perché per i giovani il luogo di lavoro non è neutro, ma racconta in modo implicito come un’azienda concepisce il tempo, le relazioni, la gerarchia.
Nel Village non domina l’idea dell’ufficio chiuso e assegnato, ma quella di ambienti aperti e modulari, pensati per essere attraversati nel corso della giornata. Le postazioni non sono tutte uguali né rigidamente ancorate a una funzione. Questo elemento risponde a una richiesta chiara della Gen Z: poter alternare concentrazione e confronto, lavoro individuale e lavoro informale, senza sentirsi «ingabbiati» in un layout immutabile. Uno degli spazi più significativi è la library, non concepita come luogo silenzioso e separato, ma come area di sosta, consultazione, incontro. È un dettaglio che parla di apprendimento continuo, ma anche di un’idea di formazione non confinata all’aula o al corso strutturato. Un tema centrale per una generazione che chiede crescita professionale costante, ma rifiuta modelli formativi rigidi e verticali.
Accanto a questi ambienti trovano spazio aree dedicate alle attività ludiche come il «Game Hub» e ricreative (Green Hub, sala ristoro e terrazza panoramica sul tetto), non come benefit marginale, ma come parte del ritmo quotidiano. Tavoli informali, spazi per la pausa, zone che favoriscono la socialità spontanea. Per la Gen Z, che fatica a riconoscersi in contesti esclusivamente performativi, questi luoghi incidono sulla percezione del clima aziendale più di molte dichiarazioni di principio.
Il messaggio che passa non è quello di un’azienda «amica», ma di un’organizzazione che riconosce che il lavoro non è fatto solo di task, ma anche di relazioni, micro-pause, momenti di decompressione. Ed è proprio su questo terreno che molte imprese oggi perdono attrattività: ambienti funzionali, ma incapaci di generare senso di appartenenza.
I numeri di Zucchetti - oltre 9.000 dipendenti nel Gruppo (1.500 nel Village di Lodi) e più di 2.600 persone impegnate in ricerca e sviluppo - raccontano una realtà strutturata, chiamata a confrontarsi con un mercato del lavoro sempre più competitivo sul fronte dei giovani talenti. «Gli spazi non sono un elemento decorativo, ma parte del nostro modo di lavorare», spiegano Alessandro e Cristina Zucchetti, sottolineando come il progetto del Village nasca dall’idea di mettere le persone nelle condizioni di lavorare meglio, non semplicemente di lavorare di più.
Secondo i dati dell’Osservatorio Delta Index, solo una minoranza delle aziende italiane riesce oggi a essere realmente coerente tra ciò che comunica e ciò che i giovani sperimentano entrando in azienda. In questo senso, il Zucchetti Village rappresenta un tentativo concreto di ridurre questa distanza. Non una risposta definitiva, ma un segnale: l’attrattività per la Gen Z passa anche - e forse soprattutto - da ciò che un’azienda fa vivere ogni giorno, non da ciò che promette.
Per approfondire il tema del rapporto tra AZIENDE e GENERAZIONE Z collegarsi al sito dell’Osservatorio Delta Index e di Skillherz
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