Il divario di stipendio si assottiglia.
I giovani recuperano terreno
CAPITALE UMANO. I dati Inps sul settore privato mostrano un cambio: in dieci anni la differenza tra i salari degli under 35 e quelli dei senior si è ridotta. Seghezzi (Adapt): «Ci sono meno ragazzi, quindi valgono di più».
Domanda e offerta. È la regola che da sempre governa l’economia: e applicandola al mercato del lavoro, in tempi di transizione demografica si può rivelare un’inedita opportunità favorevole per le nuove generazioni. Lo raccontano i numeri, superando stereotipi e luoghi comuni: se i giovani sono sempre di meno, le aziende sono costrette a «contendersi» i talenti; in questo scenario, una chiave per attrarre o per trattenere i giovani è la retribuzione, che in quelle fasce d’età sta aumentando più di un tempo.
Succede, in proporzione, persino in un Paese che attraversa una lunga – e ben nota – stagione di glaciazione salariale. Francesco Seghezzi, presidente dell’Associazione Adapt e docente all’Università degli Studi di Bergamo, ha analizzato i dati dell’Inps sui dipendenti del settore privato, evidenziando come tra il 2014 e il 2024 i salari degli under 35 siano cresciuti più rapidamente di quelli degli over 50, riducendo il divario generazionale. Più nello specifico, su scala nazionale nel 2014 il «premio salariale» dei lavoratori con più di cinquant’anni d’età – ovvero la forbice salariale in favore dei «senior», rispetto ai colleghi più giovani – era pari al 62,9%, mentre nel 2024 è sceso al 48,8%.
La dinamica
«Una buona notizia», la definisce Seghezzi, entrando poi nel dettaglio: «Mentre si parla spesso di occupazione giovanile sottolineando gli elementi negativi, specie nel post-Covid abbiamo assistito a una diminuzione della differenza salariale tra lavoratori anziani e lavoratori giovani. Certo, la situazione rimane comunque critica rispetto al resto dell’Europa, ma per l’Italia è una tendenza positiva». Il salario, tipicamente, si lega alla «carta d’identità»: più si sale con l’età e più aumenta, sia perché si scalano le gerarchie aziendali (a posizioni apicali corrispondono buste paga più consistenti) sia per i meccanismi premiali dovuti alla permanenza prolungata nella stessa azienda (gli «scatti»).
Ora, però, la forbice si sta assottigliando. Perché? «Siamo ancora nella fase delle ipotesi – premette il ricercatore -, ma sicuramente il fatto che oggi ci siano meno giovani rispetto al passato innesca la legge della domanda e dell’offerta, rendendo i giovani più richiesti e, di conseguenza, potenzialmente meglio pagati. Non solo si sta riducendo il numero dei tirocini e dei contratti a termine, che portano a compensi più bassi, ma ora con più frequenza l’impresa sceglie di fare un investimento e interviene quindi sulla leva salariale. Chiaro, c’è forse anche un problema inverso: i salari delle persone mature crescono meno del passato, e questo può essere un tratto di vulnerabilità».
«Tra operai e impiegati under 35 lombardi gli stipendi crescono quasi il doppio dei senior»
Dentro tale congiuntura s’inserisce anche l’elevata mobilità lavorativa degli ultimi anni. La «great resignation», la stagione delle «dimissioni di massa» che ha animato la ripresa post-pandemica favorendo il passaggio da un’azienda all’altra, può aver contribuito a rafforzare il potere contrattuale delle nuove generazioni: «Il numero delle dimissioni si è ormai stabilizzato su livelli molto alti – rileva Seghezzi -: le aziende sono chiamate a pagare di più i propri dipendenti per trattenerli oppure per assumerli». È nel momento del colloquio, ad esempio, che si coglie un ritrovato potere contrattuale per i più giovani.
Un altro driver è rappresentato dal profilo professionale: la sfida per la competitività – dalla transizione digitale a quella ambientale, passando per una più trasversale attenzione all’innovazione – chiama le aziende a ricercare profili sempre più formati e specializzati. Ed è proprio nei giovani – più istruiti di un tempo e dotati di skills che non padroneggiano i colleghi più anziani – che si possono trovare questi nuovi lavoratori, con remunerazioni maggiori rispetto al passato.
Quella generazionale, comunque, è una delle tante fratture che attraversano il mercato del lavoro italiano: «In Europa la differenza salariale tra giovani e anziani è più contenuta – ricorda Seghezzi -. Ma l’Italia è un Paese di dualismi: basti pensare alle differenze salariali tra lavoratori e lavoratrici».
Il caso lombardo
Le dinamiche nazionali più incoraggianti trovano riflesso anche in Lombardia. Analizzando nuovamente il database dell’Inps, stavolta circoscritto alla base regionale, emerge come tra il 2014 e il 2024 le retribuzioni medie annue dei lavoratori dipendenti lombardi nel settore privato fino ai 34 anni d’età siano passate da 17.109 a 20.697 euro lordi, con un incremento del 21%; si tratta di una progressione quasi doppia rispetto a quanto segnato dagli over 50, che hanno visto salire le proprie retribuzioni del 12,9% (da 33.071 a 37.327 euro).
L’accelerazione parte dal basso, perché il gap si sta compattando soprattutto nelle mansioni più basse: sempre in Lombardia, nel decennio le retribuzioni degli operai fino ai 34 anni sono salite del 17,6%, contro il 13,3% degli over 50; tra gli impiegati, gli under 35 registrano un +20,9% contro il +9,8% dei senior. Tra i quadri l’andamento è sovrapponibile (retribuzioni al +22,2% gli under 35 e al +20,3% per gli over 50), mentre i dirigenti restano un segmento ancora poco popolato dai giovani (e ne risentono le retribuzioni: +2% quelle degli under 35 contro il +22% degli over 50).
Terra di opportunità
La Lombardia è ancora una terra di opportunità per i giovani? «Sì, i dati lo confermano – risponde il presidente dell’Associazione Adapt -, anche se occorre mettere a sistema alcuni aspetti. Milano, ad esempio, sconta l’elevato costo della vita, avvertito in maniera più significativa dai giovani». Di nuovo, l’elemento generazionale si salda ad altri fattori. «Le persone mature hanno mosso i primi passi della carriera in periodi nei quali grazie al proprio stipendio avevano un più facile accesso a un bene come la casa: per chi ha acquistato un’abitazione nei decenni scorsi e ora è proprietario, oggi un rallentamento della crescita dei salari (ciò che accade per gli over 50, ndr) incide in misura minore. Diversamente, per i giovani la situazione abitativa resta complessa nonostante i miglioramenti dei salari».
«È al colloquio che i giovani sentono il loro nuovo potere contrattuale»
Nonostante sia difficile far quadrare i conti, la Lombardia resta la regione d’Italia con le retribuzioni più alte, e al tempo stesso continua ad attrarre giovani dal resto del Paese, spesso laureati in cerca di una professione allineata alle proprie competenze. «A Milano si registra una quota crescente di pendolarismo - conclude Seghezzi -: è un trend che può portare benefici alle città e alle province limitrofe, dove il costo della vita è più contenuto».
Per approfondire il tema del rapporto tra AZIENDE e GENERAZIONE Z collegarsi al sito dell’Osservatorio Delta Index e di Skillherz
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