Il mismatch formativo diventa emergenza europea. L’UE richiama le imprese

CAPITALE UMANO. Il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato una Raccomandazione sul capitale umano che mette al centro il disallineamento tra competenze e mercato del lavoro. Per Delta Index, è la conferma istituzionale di ciò che le aziende italiane vivono già ogni giorno.

Il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato nelle scorse settimane una Raccomandazione sul capitale umano, un atto formale, indirizzato a tutti gli Stati membri, che per la prima volta inserisce il tema delle competenze nel cuore del Semestre europeo. Non è un documento tecnico di routine. È il segnale che l’Europa ha smesso di considerare il mismatch formativo un problema locale o congiunturale, e lo ha elevato a priorità strategica continentale.

Un’emergenza che i numeri rendono concreta

I dati contenuti nella Raccomandazione parlano chiaro. Il tasso di posti vacanti nell’UE si mantiene elevato, al 2,0% nel terzo trimestre del 2025. Nel 2024, il 77% delle imprese nell’UE ha indicato che la carenza di competenze costituiva un ostacolo agli investimenti a lungo termine. Non si tratta di difficoltà di reperimento stagionale o di settore: si tratta di un freno strutturale alla crescita.

Le carenze riguardano settori di importanza strategica come la salute, l’agricoltura, le TIC, l’ingegneria civile e l’istruzione, e si prevede che i progressi tecnologici e le transizioni verde e digitale aumenteranno ulteriormente la domanda di nuove competenze, aggravando le carenze esistenti. La traiettoria demografica non aiuta: le sfide legate all’invecchiamento della popolazione eserciteranno un’ulteriore pressione sui mercati del lavoro.

Il problema, però, non è solo quantitativo. È qualitativo. Circa un lavoratore su tre nell’UE svolge un lavoro che non corrisponde alle proprie competenze: una sottoutilizzazione del potenziale umano che rappresenta una perdita per tutti: per i lavoratori, per le imprese e per il sistema economico nel suo complesso.

Quello che le imprese italiane già sanno

Per chi osserva quotidianamente il rapporto tra aziende e nuove generazioni, questi dati non sorprendono. Confermano ciò che l’Osservatorio Delta Index rileva sul campo da oltre due anni: il mismatch non è un’astrazione statistica, è una realtà vissuta nei processi di selezione, nella fatica di inserimento dei nuovi assunti, nella distanza tra ciò che i ragazzi hanno imparato e ciò di cui l’impresa ha bisogno.

Come ha osservato Natale Forlani, presidente di Inapp, in un’intervista alla nostra rubrica «Ciclone Z in azienda»: il mismatch non è solo quantitativo, ma qualitativo. «Non è solo questione di numeri. È questione di qualità delle competenze e di raccordo tra sistema formativo e sistema produttivo». Il primo punto critico, ricordava Forlani, è visibile già nella storia recente: nei primi anni Duemila l’Italia ha indebolito i sistemi di alternanza scuola-lavoro rispetto agli altri Paesi europei, accumulando un ritardo strutturale che pesa ancora oggi.

La Raccomandazione europea parla di skills intelligence, di raccordo tra sistemi formativi e mercato del lavoro, di apprendistati e percorsi VET (Vocational Education and Training, che in italiano corrisponde all’Istruzione e Formazione Professionale – IFP) più attrattivi. Sono gli stessi nodi che la rubrica «Ciclone Z in azienda» ha affrontato nei suoi oltre novanta numeri: dall’alternanza scuola-lavoro all’apprendistato duale, dagli ITS Academy alla necessità di costruire ambienti aziendali capaci di accogliere e trattenere i giovani talenti. Non è una coincidenza. È la conferma che le piccole e medie imprese del Nord Italia non stanno vivendo un disagio isolato: stanno sperimentando in anticipo una crisi sistemica che l’Europa ha finalmente deciso di nominare.

La Raccomandazione e le 4 dimensioni di Delta Index

La risposta che l’UE chiede agli Stati membri si articola in sei aree di intervento: colmare le carenze nei settori strategici, rafforzare le competenze di base, potenziare la formazione professionale, migliorare i risultati in ambito STEM, aumentare gli investimenti pubblici e privati in formazione, e sviluppare sistemi di skills intelligence più efficaci. In questa architettura, il ruolo delle imprese non è marginale. Quattro adulti su cinque acquisiscono competenze attraverso la formazione professionale, e il Consiglio incoraggia lo sviluppo di partenariati tra gli erogatori di istruzione e formazione, le imprese e altri importanti portatori di interessi. Eppure una su tre non eroga alcuna formazione al proprio personale, citando i costi come ostacolo principale.

È qui che la prospettiva di Delta Index offre un contributo specifico. Le quattro dimensioni dell’attrattività aziendale – Attrarre, Selezionare, Formare, Trattenere – non sono solo categorie analitiche: sono le leve concrete attraverso cui le imprese possono rispondere all’emergenza competenze. Investire nella propria capacità di accogliere i giovani, accompagnarli nei primi mesi, costruire percorsi di crescita interni, è precisamente ciò che la Raccomandazione europea chiede agli attori privati di fare. Non come atto di responsabilità sociale, ma come condizione di sopravvivenza competitiva.

Un cambio di paradigma culturale

I programmi di formazione professionale e gli apprendistati riscontrano spesso una scarsa attrattività, nonostante gli elevati tassi di occupazione di chi ne ha beneficiato: nel 2024 l’80% dei diplomati VET risultava occupato. I dati del documento europeo vanno ancora più nel dettaglio: il tasso di occupazione dei diplomati VET con esperienza di formazione in azienda sale all’84,3%, contro il 69,7% di coloro che ne sono stati privi. Questi numeri sono il migliore argomento per convincere le imprese che l’investimento in formazione non è filantropia: è vantaggio competitivo misurabile. La sfida culturale, in Italia, è ancora grande: la distinzione tra percorsi «di serie A» e percorsi tecnici pesa ancora sulle scelte dei giovani e delle famiglie. Ma il segnale europeo è inequivocabile: il futuro del lavoro ha bisogno di mani e di menti formate, non solo di titoli accademici. E ha bisogno di imprese che smettano di considerare la formazione un costo e la riconoscano come investimento strategico.

L’Europa parla alle imprese

La Raccomandazione sul capitale umano non è un documento destinato solo ai ministeri dell’Istruzione o del Lavoro. È un atto che riconosce, per la prima volta in modo esplicito nel quadro del Semestre europeo, che senza un impegno diretto del sistema produttivo le politiche pubbliche non bastano. La raccomandazione chiede un approccio agli investimenti nell’istruzione, nella formazione e nelle competenze che combini la spesa pubblica con gli investimenti privati, avvalendosi di iniziative dell’UE come il Fondo sociale europeo Plus e InvestEU. Per le imprese italiane – e in particolare per quelle del tessuto produttivo lombardo che Delta Index osserva da vicino – questo significa una cosa sola: il tempo delle attese è finito. Il mismatch formativo non si risolve aspettando che la scuola migliori o che le politiche pubbliche producano i loro effetti. Si affronta costruendo, dentro le proprie organizzazioni, la capacità di diventare luoghi dove i giovani vogliono entrare, crescere e restare. È la sfida che Delta Index ha messo al centro del suo lavoro fin dall’inizio. L’Europa, oggi, le dà ragione.

Per approfondire il tema del rapporto tra AZIENDE e GENERAZIONE Z collegarsi al sito dell’Osservatorio Delta Index e di Skillherz

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