«Se i giovani non restano,
serve ripensare il lavoro»

CAPITALE UMANO. Nel libro «Costruire il futuro» del manager Giampietro Tonani la riflessione sul nodo generazionale che oggi mette alla prova il sistema produttivo italiano

C’è un momento, spesso silenzioso, in cui un’azienda capisce di essere arrivata a un bivio. Non perché manchino gli ordini o il mercato rallenti, ma perché iniziano a mancare le persone giuste, o perché quelle che arrivano se ne vanno presto, senza fare rumore.

È in quello spazio - più culturale che economico - che si gioca oggi il futuro del lavoro. Ed è da lì che prende senso il viaggio raccontato dall’architetto Giampietro Tonani nel libro «Costruire il futuro. Imprenditoria, politica e persone: un viaggio italiano verso il domani»: un attraversamento dell’Italia produttiva che parla meno di slogan e più di scelte, meno di emergenze e più di responsabilità. Il libro di Tonani non nasce per spiegare ai giovani come funziona il lavoro, né per insegnare alle imprese come «piacere» alle nuove generazioni. È, piuttosto, una riflessione su come si è trasformato il patto implicito tra impresa e persone, e su quanto questo patto oggi sia fragile se non viene ripensato in profondità. Il futuro, suggerisce Tonani, non si costruisce con dichiarazioni d’intenti, ma con organizzazioni capaci di reggere il cambiamento senza scaricarne il peso sulle generazioni che entrano.

È una lettura che intercetta con precisione i temi emersi dall’Osservatorio Delta Index. Il rapporto tra aziende e Generazione Z non si inceppa per un problema di motivazione o di «atteggiamento» dei giovani, ma per un difetto di progetto. Molte imprese continuano a cercare giovani adattabili a modelli organizzativi pensati per altri tempi, senza interrogarsi davvero su che cosa stanno offrendo in termini di crescita, apprendimento, senso del lavoro.

Tonani racconta un capitalismo italiano fatto di resilienza, intuito e capacità di tenere insieme tradizione e innovazione. Ma mette anche in evidenza un limite ricorrente: la difficoltà ad affrontare il tema del capitale umano come leva strategica e non come voce di costo. In questo quadro, i giovani diventano spesso un problema da gestire, anziché una risorsa con cui costruire. Un errore che oggi si paga caro, soprattutto in un contesto di calo demografico e di crescente competizione per le competenze. Uno dei passaggi più interessanti del libro riguarda il ruolo dell’imprenditore. Non come figura eroica o solitaria, ma come costruttore di contesti. Tonani insiste su un punto chiave: chi guida un’azienda deve assumersi la responsabilità di creare ambienti di lavoro leggibili, coerenti, capaci di accompagnare le persone nel tempo. È esattamente ciò che spesso manca nei processi di ingresso dei giovani in azienda: selezioni approssimative, onboarding deboli, formazione lasciata all’improvvisazione.

La Generazione Z, in questo scenario, non chiede scorciatoie. Chiede chiarezza. Chiede di capire che lavoro farà, come crescerà, quali competenze potrà sviluppare. Tonani non indulge in idealizzazioni generazionali, ma riconosce ai giovani una qualità spesso sottovalutata: la capacità di leggere i contesti. Le aziende incoerenti vengono intercettate rapidamente. E abbandonate altrettanto in fretta.

Un altro elemento centrale è il rapporto tra impresa e territorio. Nel libro emerge con forza l’idea che il futuro del lavoro non si costruisce dentro i confini aziendali, ma in un ecosistema che coinvolge scuola, formazione, istituzioni. Quando questo dialogo manca, il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro diventa strutturale. Ed è qui che il tema dell’orientamento, caro al Delta Index, assume una valenza strategica: senza relazioni stabili e continuative, l’incontro tra giovani e imprese resta episodico e inefficace.

«Costruire il futuro» non offre soluzioni preconfezionate. Ma lancia un messaggio netto: il tempo dell’attesa è finito. Le aziende che non ripensano oggi il loro modo di attrarre, formare e trattenere le persone rischiano di trovarsi domani senza giovani, prima ancora che senza competenze. Il futuro del lavoro non è una promessa lontana. È una scelta quotidiana. E riguarda, prima di tutto, le imprese.

Per approfondire il tema del rapporto tra AZIENDE e GENERAZIONE Z collegarsi al sito dell’Osservatorio Delta Index e di Skillherz

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