Ampliamento in vista per il Km Rosso:in progetto nuovi spazi per ricerca e uffici

STATI GENERALI MECCATRONICA. Allo studio un complesso di 15mila metri quadrati: lavori al via a inizio 2027. «Una governance condivisa per Confindustria, Parco scientifico e Università». «Più vicina la Fondazione».

Mirano Sancin è seduto nel suo ufficio dell’Area Science Park di Trieste, quando - in un giorno come tanti del 2003 - riceve la telefonata del patron di Brembo, Alberto Bombassei, che lo invita a dirigere il neonato Kilometro Rosso. Che era tutto da costruire in termini di presenze di aziende. Oggi il Parco scientifico e tecnologico conta 85 imprese insediate e circa 3mila lavoratori: dalla sua nascita, gli investimenti in ricerca ammontano a 750 milioni, di cui 200 finanziati attraverso bandi.

«Oggi le aziende sono 85, gli spazi sono quasi esauriti e stiamo già progettando di costruire un nuovo plesso di 15mila metri quadrati da destinare a laboratori, uffici e centri di ricerca», afferma il direttore del Kilometro Rosso, Salvatore Majorana. La progettazione, affidata a Luca Bombassei, prevede l’inizio dei lavori nei primi mesi del 2027.

In tutto questo «Confindustria Bergamo, Kilometro Rosso e Università - insieme anche a Camera di commercio, banche e imprese - devono camminare insieme», dice Majorana. Ed è lo stesso «slogan» di Giovanna Ricuperati, la presidente degli industriali orobici, che, nella cornice della 4ª edizione degli «Stati generali della meccatronica», venerdì nella sede di Confindustria Bergamo, afferma che i tre soggetti devono «costruire una governance condivisa dell’innovazione e della conoscenza». In quest’ottica si inserisce anche il tema di «una fondazione di partecipazione», che, nell’auspicio delle parti, possa prendere corpo nella prima parte dell’anno: «Ci stiamo lavorando assiduamente», è il commento di Ricuperati.

Una fondazione potrebbe anche sostenere il progetto di trasferire la facoltà di Ingegneria da Dalmine al Kilometro Rosso. Del resto è proprio Ricuperati a ricordare che «senza l’Università non saremmo dove siamo» e i suoi 20mila studenti «sono fondamentali per la crescita delle competenze del prossimo futuro». «Dobbiamo lavorare sulla capacità di condividere competenze e sui meccanismi relazionali che permettono di sviluppare opportunità per i nostri giovani», sottolinea il rettore dell’Università di Bergamo, Sergio Cavalieri.

Nel «tempio» dell’innovazione, Gianluigi Viscardi, presidente del Cluster Fabbrica Intelligente, oltre che del Consorzio Intellimech, mette in guardia la platea di industriali. Perché tutto questo parlare di intelligenza artificiale si scontra con la dura realtà: «La posizione del nostro Paese in merito a questa tecnologia è del tutto insufficiente». «L’Italia, infatti, resta una potenza manifatturiera, ma quando si parla di intelligenza artificiale la modernizzazione si inceppa: solo il 7-8% delle imprese utilizza applicazioni avanzate di IA». Viscardi evidenzia il paradosso per cui «siamo 19esimi in Europa per adozione dell’intelligenza artificiale industriale, ma terzi per robotica e macchinari automatizzati».

Il futuro è più vicino di quanto si creda, dato che «i robot umanoidi stanno diventando realtà e per il 2030 si prevede la prima fabbrica interamente automatizzata per assemblare veicoli», afferma Roberto Vavassori, chief public affairs officer di Brembo e presidente di Anfia. Purtroppo però «la prima “dark factory” (fabbrica al buio, perché senza persone, ndr) nascerà in Usa o in Cina, che ha quasi il 58% dei robot installati a livello mondiale». «Robot - aggiunge Vavassori - che oggi iniziano a fare la loro comparsa in fasi come la pressatura e la saldatura, dove, tra l’altro, si fatica a reperire personale».

Saremo anche agli inizi, ma, secondo l’esempio che riporta Giorgio Metta, direttore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia, «nel 2024 abbiamo lanciato il piano strategico “Ia First” e, attraverso il metaverso, ovvero una grande simulazione, siamo stati in grado di costruire in virtuale i robot migliori per risolvere un certo compito e poi realizzarli. È servito per supportare i lavoratori in attività usuranti e l’Ia ci ha aiutati dando indicazioni su come realizzarli». Può spaventare l’idea che la propria mansione - quella di un operaio - venga rimpiazzata da un robot, eppure Marco Bentivogli, già segretario generale della Fim-Cisl, sostiene che «i Paesi con più alta densità robotica siano quelli con la più bassa disoccupazione». Vedere Germania, Giappone e Sud Corea.

Le istituzioni sono chiamate a fianco delle imprese e l’assessore regionale allo Sviluppo economico Guido Guidesi rimarca: «Il cambiamento è frutto anche di decisioni, dipende dall’istituzione che vuole un sano rapporto tra pubblico e privato e cerca di essere di supporto al sistema produttivo ed economico affinché continui a generare crescita». Epperò, come ricorda Majorana, «in Italia non c’è una forma ufficiale di riconoscimento dei parchi scientifici e non esiste lo strumento giuridico per indirizzare fondi a supporto delle azioni dei parchi sul territorio».

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