Bcc Carate Treviglio: utile a 58 milioni

L’ASSEMBLEA. Primo bilancio a Desio dopo la fusione di giugno per una realtà che conta 27mila soci e 110mila clienti. L’anno scorso 2,5 milioni per il terzo settore e della pubblica amministrazione. «Restiamo una banca di prossimità».

Desio (Monza e brianza)

Per la prima volta dalla fusione del giugno scorso, i soci della Bcc Carate e Treviglio si sono ritrovati domenica mattina (26 aprile) sotto lo stesso tetto per discutere il bilancio 2025. Nel palazzetto dello sport di Desio, provincia di Monza e Brianza, 1.154 persone hanno approvato il documento che racconta il primo anno della neonata banca di Credito cooperativo, una realtà da oltre 27mila soci e 110mila clienti.

Restituisce la fotografia di un istituto con un utile al lordo delle imposte che si attesta a 58 milioni di euro, ma è il dato sulla mutualità a definire la strategia della governance. Il presidente Ruggero Redaelli ha infatti sottolineato la destinazione di 6,5 milioni di euro al fondo mutualità, definendolo «un segnale concreto della nostra vocazione di banca di prossimità» e una conferma della «volontà di generare valore condiviso nei territori in cui operiamo». Tra i numeri dell’esercizio, la raccolta diretta è stata pari a 4,3 miliardi di euro, mentre quella indiretta ha raggiunto i 3,6 miliardi (di cui 2 miliardi riferiti al risparmio gestito). Sul fronte degli impieghi, famiglie e imprese hanno ricevuto nuove erogazioni di credito per oltre 580 milioni di euro.

L’apertura dei lavori è stata segnata dal ricordo di Gianfranco Bonacina: l’applauso commosso della nutrita delegazione arrivata dalla Pianura Bergamasca, a cui si sono uniti i brianzoli, è stato il tributo a un presidente storico della Bcc Treviglio, scomparso lo scorso novembre. Il presente, invece, è nello slogan che campeggiava sul palco: «Insieme è solo l’inizio». «È in una prospettiva di responsabilità sociale che intendiamo proseguire il nostro impegno come banca di comunità», ha ribadito Redaelli accanto ai busti dei padri fondatori dei due istituti, monsignor Ambrogio Portaluppi e don Costante Mattavelli.

L’ascolto del territorio

Dopo la benedizione di don Mauro Barlassina, prevosto di Desio, i saluti istituzionali dei sindaci Luca Veggian (Carate) e Juri Imeri (Treviglio), il quale ha tenuto a sottolineare che «le erogazioni e le sponsorizzazioni di Bcc Carate e Treviglio nascono ascoltando il territorio, con risorse che trovano come destinatari associazioni che sanno metterle a terra per necessità reali», trovandosi peraltro «in Brianza e nel Trevigliese: territori tra i più dinamici e traino dell’economia».

Alla presenza del vicepresidente Giovanni Grazioli, del direttore generale Roberto Nicelli e del condirettore Remo Mariani, è stato sottolineato anche che nel 2025 la Bcc Carate e Treviglio ha erogato 2,5 milioni a favore del terzo settore e della pubblica amministrazione, a cui si aggiungono 5 milioni destinati alle Fondazioni delle due ex Bcc.

La vicinanza alle imprese

Diversi i protagonisti della mattinata: tra loro Giovanni Mantegazza, presidente di Apa Confartigianato Milano, Monza e Brianza, Matteo Assolari, presidente della piccola Industria di Confindustria di Bergamo, Alessandro Bonzi, consigliere di Confartigianato imprese di Bergamo. E Alvise Biffi, socio della banca e presidente di Assolombarda, che ha sottolineato le «caratteristiche distintive che generano un vero e proprio vantaggio competitivo» delle Bcc, vale a dire, ha elencato, «la vicinanza alle imprese, la conoscenza diretta del territorio, la capacità di costruire relazioni di fiducia nel tempo». Assicurando poi che «come Assolombarda desideriamo favorire, sempre di più, il dialogo tra sistema produttivo e sistema finanziario e, in quest’ottica, ci faremo senz’altro promotori di ulteriori occasioni di confronto che abbiano al centro la crescita delle nostre piccole e medie imprese». Mentre Giuseppe Guerini, presidente di Cooperatives Europe, ha espresso la necessità di «un modello di economia differente, che promuova sviluppo e porti valore sui territori, invece di “estrarli” come fa la maggior parte delle multinazionali in cui dominano fondi di investimento che non hanno radici nei territori».

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