Bollette, rincari fino al 19,2% per 110mila «utenti fragili»
LA STANGATA. L’Arera ha aggiornato i prezzi dell’energia elettrica e del gas per i servizi a maggior tutela. I consumatori: «Aumenti fino a 300 euro».
Sulla carta, la definizione sembrava rassicurante: «Servizio di maggior tutela» per i «clienti vulnerabili». Alla prova dei fatti il risultato è un paradosso: l’addio al mercato tutela dell’energia, avvenuto progressivamente negli ultimi anni per effetto di normative europee e nazionali, aveva conservato un perimetro di protezione tariffaria dedicata agli utenti più fragili, ma in realtà oggi quei prezzi sono spesso più alti rispetto alla concorrenza del mercato libero. E ora è arrivata una mini-stangata: nei giorni scorsi l’Arera – l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente – ha aggiornato i prezzi per i clienti in regime di maggior tutela, prevedendo per l’energia elettrica un aumento dell’8,1% nel secondo trimestre del 2026 e per il gas un rincaro del 19,2% su base mensile.
«I consumatori stanno subendo in modo diretto gli effetti di un’inflazione persistente, che erode il potere d’acquisto e mette in difficoltà le famiglie»
Passo indietro. Il servizio di «maggior tutela» è riservato esclusivamente ai «clienti domestici vulnerabili», cioè coloro che hanno più di 75 anni, oppure sono in situazioni di svantaggio economico (sono titolari di bonus sociale per le bollette, legato all’Isee), oppure hanno una disabilità certificata in base alla legge 104; queste persone rimangono comunque libere di aderire al mercato libero.
Coinvolte 110mila utenze
Chi pagherà le conseguenze dell’ultimo ritocco alle tariffe? Stando ai dati dell’Arera aggiornati a novembre 2025, in Bergamasca ha aderito al mercato libero del gas il 90,7% della clientela, mentre per l’elettricità la quota scende all’82,8%. Considerando che in provincia di Bergamo i nuclei familiari sono circa 480mila, e aggiungendo che tra mercato libero e «maggior tutela» vi è la fascia intermedia «tutele crescenti» (ma è una platea ridotta), gli incrementi dell’Arera potrebbero toccare circa 40mila utenze del gas e attorno alle 70mila per l’elettricità, per un totale di circa 110mila utenze.
«A causa del conflitto in Medioriente – s’è giustificata l’authority – le quotazioni all’ingrosso sono risultate in deciso aumento rispetto a quelle registrate nel mese precedente». Per le associazioni dei consumatori si arriverebbe a spendere quasi 300 euro in più all’anno. Per l’Unione nazionale consumatori, si parla di 232 euro per il gas; Altroconsumo ha invece calcolato l’impatto per l’elettricità, con un’ipotesi di +30 euro annui per chi vive solo e +57 euro annui per una famiglia media.
La reazione delle associazioni
Il risultato della transizione dal mercato tutelato alle maggiori tutele rischia di trasformarsi una beffa: «Quando è scattato l’obbligo di scelta – ricorda Mina Busi, presidente di Adiconsum Bergamo -, abbiamo consigliato a molti utenti di restare nel sistema delle maggiori tutele, anziché passare al mercato libero, proprio perché ci si aspettava una maggiore garanzia. Invece, alla prova dei fatti è andata diversamente». «Il cliente è tutelato solo per modo di dire – sbuffa Christian Perria, presidente di Federconsumatori Bergamo -. La formula dell’Arera segue l’andamento del mercato e dunque è inevitabile che ci sia un rialzo, però è in realtà più tutelato chi è nel mercato libero e ha un contratto a prezzo fisso. In questo contesto, il cittadino si trova sempre più in difficoltà a orientarsi tra le varie offerte: mi auguro che gli incrementi non si trasformino nel bagno di sangue già vissuto nel 2022. Il governo potrebbe innalzare la soglia dell’Isee per accedere al bonus sociale che porta uno sconto in bolletta».
«Servono politiche strutturali»
Far quadrare i conti è sempre più difficile: «In Bergamasca – interviene Orazio Curtò, presidente dell’Adoc Bergamo, associazione vicina alla Uil – i consumatori stanno subendo in modo diretto gli effetti di un’inflazione persistente, che erode il potere d’acquisto e mette in difficoltà le famiglie. Il caro carburante, l’aumento dei costi energetici e le tensioni internazionali contribuiscono ad aggravare ulteriormente il quadro. Non sono più sufficienti misure temporanee, ma servono politiche strutturali in grado di contenere l’aumento dei prezzi, rafforzare i controlli sul mercato e sostenere i redditi, così da recuperare il potere d’acquisto delle famiglie». Tra le proposte, l’Adoc rilancia «l’importanza di una riorganizzazione del sistema energetico nazionale, finalizzata a garantire maggiore stabilità e una reale indipendenza energetica, elemento fondamentale per tutelare consumatori e imprese».
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