Economia / Val Calepio e Sebino
Venerdì 30 Gennaio 2026
Cam, accordo sui licenziamenti. «Preoccupati per il futuro»
LAVORO. A fine novembre l’azienda ha aperto una procedura di mobilità per 57 lavoratori: avranno tempo fino al 13 febbraio per dare l’ok alla fuoriuscita incentivata - pari a otto mensilità - che deve concretizzarsi entro il 31 luglio.
«Una conclusione amara e con forti preoccupazioni per il futuro». Definisce così la Fim-Cisl, che, insieme alla Uilm-Uil, ha firmato l’accordo sugli esuberi alla Cam-Il mondo del bambino, l’epilogo di una vertenza iniziata la primavera di un anno fa. Quando ha preso il via la riduzione di personale negli stabilimenti di Grumello del Monte e Telgate attraverso l’incentivazione all’esodo, fino a che l’azienda, a fine novembre, ha aperto una procedura di mobilità per 57 lavoratori. Che avranno tempo fino al 13 febbraio per dare l’ok alla fuoriuscita incentivata - pari a otto mensilità - che deve concretizzarsi entro il 31 luglio. Per chi non intende aderire, il licenziamento avverrà secondo i criteri di legge.
In forza alla Cam, che dal 1969 realizza prodotti per la prima infanzia, resteranno 25 persone, concentrate perlopiù negli uffici e nei magazzini. «Questa vicenda si conclude con un forte rammarico – afferma Vincenzo Zammito della Fim-Cisl -. Giungere a un numero così significativo di licenziamenti non può certo lasciarci sereni, anche perché questo territorio difficilmente potrà assorbire cifre così importanti di lavoratori, dal momento che altre aziende al momento fanno i conti con il ridimensionamento dei volumi produttivi e con l’incertezza. Cercheremo le migliori sinergie con enti e aziende del territorio per avviare percorsi di reinserimento per il numero massimo di lavoratori. Intanto, speriamo che almeno questo sacrificio serva alla Cam per continuare un’attività storica e che possa riprendere ruolo e volume occupazionale nel prossimo futuro».
Dal canto suo Manuel Carrara precisa: «Come Fiom-Cgil abbiamo scelto di non firmare l’accordo, perché ci è stato negato ciò che dovrebbe essere alla base di ogni trattativa seria: un piano industriale chiaro e condiviso. Senza una visione strategica, parlare di mobilità volontaria è solo un modo elegante per mascherare l’abbandono dei lavoratori. L’incentivo economico proposto è irrisorio e non offre alcuna garanzia reale a chi resta in azienda. È inaccettabile che si chieda fiducia ai dipendenti senza offrire trasparenza, prospettive e tutele».
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