Caro materie prime: vino, il conto più salato ma il Natale è salvo
In Bergamasca gli ettari coltivati a vite sono 700 e si producono vini di qualità

Caro materie prime: vino, il conto più salato ma il Natale è salvo

Il prezzo medio, complice una vendemmia scarsa, potrebbe salire fino al 40% rispetto al 2020. Rota (Ascom): ma i rincari ora sarebbero ingiustificati.

Brindisi a rischio rincari a causa degli aumenti delle materie prime e dell’energia, che colpiscono anche il settore vitivinicolo. L’allarme è stato lanciato dall’Unione Italiana Vini, che sostiene come «i produttori siano costretti a rivedere i listini, a causa del boom di rincari, che influiscono per il 30% sul prodotto finito». Per il comparto si parla di una bolletta superiore al miliardo di euro. Sentite le aziende orobiche, i brindisi delle festività dovrebbero essere però extra rincari nella Bergamasca. Produttori, enoteche e distributori non nascondono la necessità di apportare aumenti a partire da gennaio, nell’ordine del 10 o 15%, ma Natale e Capodanno si salvano grazie alle annate già imbottigliate in cantina.

«I costi alle stelle riguardano tutto, dal vetro alle etichette, dai cartoni alle capsule, dai trasporti all’energia elettrica - rileva Paolo Castelletti, segretario generale dell’Uiv, che rappresenta l’85% dell’export italiano di vino -. Il prezzo medio, complice una vendemmia a bassi volumi sale in diversi casi a +40% rispetto allo scorso anno, con una bolletta supplementare per il settore superiore al miliardo di euro, cui si sommano le difficoltà nelle consegne. Per evitare una spirale al ribasso – conclude Castelletti - chiediamo massima attenzione da parte del governo nei prossimi su tassazione del lavoro, energia e costi fissi».

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