Cassa, la straordinaria a marzo rialza la testa: ma al 99% è solidarietà

I DATI INPS. La causale non prevede licenziamenti. Nei primi tre mesi dell’anno ammortizzatori in crescita. Il maggior numero di ore si concentra nell’industria.

Non un allarme vero e proprio, semmai un campanello d’allarme, dovuto al fatto che non solo nel primo trimestre del 2023 le ore di cassa integrazione nella nostra provincia raggiungono i livelli più alti degli ultimi cinque anni (fatta eccezione per il 2021, causa Covid), ma anche che la Cigs a marzo ha rialzato la testa. Proprio riguardo a quest’ultimo punto, va precisato che il 99% delle ore di cassa straordinaria, a marzo, è stato autorizzato dall’Inps per contratti di solidarietà. «Una notizia positiva - commenta Orazio Amboni della Cgil di Bergamo - perché non siamo di fronte ad un ammortizzatore sociale al termine del quale ci saranno licenziamenti, bensì il rientro al lavoro di tutte le persone che hanno partecipato, a turno, alla riduzione d’orario prevista dal contratto di solidarietà».

Il mese scorso in Bergamasca l’Inps ha autorizzato poco più di un milione di ore complessive di cassa, il 62,5% in più rispetto a febbraio, con una prevalenza di Cigo (571.205 ore, in crescita di quasi il 20%), seguita dalla Cigs (465.995 ore), che schizza di un più 189% a confronto con le 160.996 ore di febbraio. Ma «il fatto che a livello nazionale le ore autorizzate per la Cigs, nello stesso periodo, calino del 7,7%, lascia ritenere che, come spesso accade, queste variazioni siano dovute più ai tempi tecnici di autorizzazione (cumulo di decreti relativi a periodi più lunghi) che all’effettiva necessità di ricorso all’ammortizzatore sociale per quella specifica mensilità - precisa Amboni -. Del resto, come accade normalmente, basta aspettare qualche mese per constatare che a livello nazionale il rimbalzo si manifesta con qualche mese di ritardo».

Prendendo in considerazione i primi tre mesi dell’anno, «è evidente un sensibile aumento rispetto non solo al 2022 ma anche agli anni pre-Covid - aggiunge Amboni -. Sono dati, però, che vanno letti con attenzione perché l’effettivo utilizzo delle ore autorizzate, il cosiddetto “tiraggio”, ha toccato il punto più basso: in media il 15,8% (22% per la cassa ordinaria e 11% per la straordinaria)».

Ai minimi nell’edilizia

Riguardo ai settori produttivi, nel mese di marzo è praticamente solo l’industria ad aver presentato richiesta di cassa integrazione: qui si concentra infatti il 97% delle ore, mentre l’1,9% tocca l’edilizia e l’1,4% il commercio.Il milione di ore autorizzate nell’industria, per quasi un terzo (31,8%, pari a 318.539 ore) riguarda il tessile, per il 18,2% (182.943 ore) la metalmeccanica, per il 16,3% (163.040 ore) carta, stampa, editoria; e il 13,9% (139.296 ore) la chimica.

«Artigianato, commercio e servizi, invece, più che alla cassa integrazione fanno ricorso – specialmente le aziende più piccole – ai Fondi di solidarietà, che, a marzo, hanno visto un numero di ore autorizzate molto ridotto: 241.373 in totale in tutta la Lombardia».

Dal rientro dalla pausa estiva di agosto dell’anno scorso, il mese in cui si è registrato il maggior ricorso alla cassa è settembre con 1.487.266 ore, in crescita del 242% rispetto ad agosto. L’ordinaria ha segnato un boom a novembre 2022 (858.969 ore), mentre la straordinaria è cresciuta esponenzialmente a settembre (871.440 ore).

© RIPRODUZIONE RISERVATA