«I consumi sono in una fase stagnante. Il retail alla ricerca di 20mila lavoratori»
L’INTERVISTA. Il bergamasco Buttarelli, presidente di Federdistribuzione: «Settore con possibilità di carriera rapida. Digitale e negozio fisico sono integrati. Battaglia contro i contratti pirata. No ad aumenti dei prezzi ingiustificati».
Bergamasco originario di Borgo Santa Caterina, gli esordi nel gruppo Lombardini («d’estate, da studente, lavoravo alla sede di Dalmine», che per circa 20 anni diventerà la sua «casa», dove ricoprirà anche la carica di amministratore delegato e di direttore generale), poi il ruolo di a.d. in altre aziende e l’approdo, a marzo 2023, al vertice di Federdistribuzione. Carlo Alberto Buttarelli fa il punto sul mondo del retail in un contesto complesso a livello globale.
Presidente Buttarelli, l’estensione dei conflitti si ripercuote - inevitabilmente - anche sui consumi. Come si è chiuso il 2025?
«I consumi sono in una fase stagnante, molto piatti nel 2025, influenzati da tanti fattori. C’è da dire che gli alimentari hanno chiuso il 2025 con un piccolo decremento dei volumi di vendita, mentre il grado di fiducia incide di più su altri settori come tecnologia, tempo libero, cultura, accessori e abbigliamento. Ma prevediamo comunque abbastanza fermi i consumi alimentari».
Prevede un’altra fiammata inflattiva come quella registrata nel 2022 dopo l’attacco della Russia all’Ucraina?
«Il trend di discesa dell’inflazione avrà un rallentamento e forse un’inversione di tendenza, ma in questo momento noi non abbiamo particolari pressioni sui prezzi e sull’inflazione. Se i costi dell’energia continueranno a crescere, però, è chiaro che questo si riverserà anche sui consumi».
Ci sono i margini per altre operazioni stile Carrefour (la NewPrinces di Angelo Mastrolia la scorsa estate ha acquisito il 100% di Carrefour Italia, ndr)?
«L’operazione Carrefour è la conferma che la distribuzione, in particolare il retail food italiano, è stata in grado di difendere la sua capacità di radicarsi sui territori. Grandi gruppi come Auchan e Carrefour hanno lasciato il mercato italiano, perché non hanno interpretato nel modo giusto le peculiarità delle abitudini di consumo nel nostro Paese. Ed è un bene che un imprenditore italiano sia subentrato in questa rete».
«Quello che poteva sembrare un effetto contrastante di competizione tra l’online e il negozio fisico si sta rivelando come una forte integrazione»
È un momento in cui il mercato è dinamico in termini di M&A?
«In questo momento vediamo più che altro delle collaborazioni tra imprese che caratterizzano il retail italiano, fatto di aziende regionali, multiregionali e che hanno la loro forza proprio nel radicamento sul territorio, quindi nella capacità di interpretare bene le esigenze delle persone e rispondere in modo adeguato ai loro bisogni».
Qual è il modello vincente - se ce n’è uno - nel retail?
«La tendenza negli ultimi tempi è quella di sviluppare negozi di prossimità, quindi negozi più piccoli in termini di superficie, più vicini alle persone, con un rilancio dell’imprenditoria diffusa ad esempio attraverso il franchising, per offrire un servizio alle persone. Tenendo conto che oggi la dimensione del negozio non è più un problema per l’offerta, perché spesso c’è un’integrazione anche con il commercio elettronico: quello che oggi non trovi nel negozio fisico puoi trovarlo online per poi magari riceverlo direttamente in negozio. Il digitale ha un suo valore, ma attribuire all’online una crescita inarrestabile non è corretto: continua a crescere in modo moderato, ma sempre più integrato con il negozio fisico».
Eppure c’è chi dà una lettura negativa dell’e-commerce, visto come una sorta di «concorrente sleale» aperto 24 ore su 24.
«Noi recentemente abbiamo costituito Federdistribuzione Digitale, una nostra associazione attraverso cui ci vogliamo occupare delle tematiche dell’evoluzione tecnologica, considerando che ormai le nostre imprese associate hanno anche un’attività digitale. Quello che poteva sembrare un effetto contrastante di competizione tra l’online e il negozio fisico si sta rivelando come una forte integrazione. L’online nell’ambito delle imprese del nostro settore pesa mediamente intorno al 7% prendendo in considerazione il non alimentare, mentre nella parte alimentare raggiunge a malapena il 2%».
«Per il 2026 abbiamo un fabbisogno di circa 20mila lavoratori:il nostro è un settore in grande movimento che continua a creare occupazione stabile»
A proposito di orari, cosa dice di un ritorno alle chiusure domenicali ante «lenzuolate» (il pacchetto di liberalizzazioni) Bersani?
«Abbiamo semplicemente ribadito che siamo assolutamente contrari a un ritorno delle chiusure domenicali, perché il mondo è cambiato, oggi le persone utilizzano gli spazi e le dimensioni temporali come meglio credono, perché hanno bisogno di servizi. In alcuni settori la domenica è diventata il primo giorno di fatturato, in altri il secondo: chiudere di domenica vorrebbe dire avere un effetto sui consumi e su molte imprese assolutamente negativo».
Veniamo ai numeri: quali sono quelli di Federdistribuzione?
«Per il 2025 prevediamo un fatturato di oltre 86 miliardi per le nostre imprese associate, in crescita dell’1,5%. Contiamo circa 40 gruppi associati che rappresentano 130 imprese, con 230mila addetti, in crescita moderata, ma continua».
Gli anni del post Covid sono caratterizzati da una difficoltà generalizzata a trovare figure professionali: è un problema che tocca anche il reatail?
«Di recente abbiamo realizzato un’iniziativa sul mondo del lavoro (Open Week di Noi Distribuzione), in cui le imprese si sono presentate soprattutto al mondo dei giovani per mostrare le opportunità di lavoro e di crescita professionale. Per il 2026 abbiamo un fabbisogno di circa 20mila lavoratori: il nostro è un settore in grande movimento che continua a creare occupazione stabile. Cerchiamo di raccontare ai più giovani le opportunità che offre il nostro settore. Il punto vendita è molto spesso il punto di accesso, ma ci sono opportunità di crescita».
A proposito di forza lavoro, il contratto nazionale scade tra un anno circa: ci sono i presupposti per ritornare al tavolo con Confcommercio o la strada ormai è tracciata?
«Il contratto nazionale scade a marzo 2027, ma siamo già in una fase di confronto con la parte sindacale. Con Confcommercio abbiamo alcuni punti in comune, mentre altri invece sono tipici del retail moderno. Con Confcommercio ci confrontiamo e questa collaborazione si manterrà senz’altro anche nel prossimo rinnovo contrattuale, pur in una totale indipendenza dei contratti. L’ultimo contratto rinnovato è arrivato un po’ in ritardo anche per via delle dinamiche inflattive e adesso l’obiettivo che ci stiamo ponendo è quello di cercare di avere un rinnovo contrattuale tempestivo per poter garantire una continuità anche rispetto alla tutela dei dipendenti».
Prima parlava di attrattività del settore verso i giovani e non solo: a livello retributivo il vostro comparto ha appeal? E mi riferisco sia alle buste paga, sia alla contrattazione di secondo livello.
«Molte delle nostre imprese hanno contratti di secondo livello: siamo nella condizione di offrire contratti con retribuzioni adeguate nei vari livelli, con la possibilità di crescere, con degli interventi di welfare e con la bilateralità. Uno dei punti rilevanti è anche quello che in questo momento c’è la necessità di una norma sulla rappresentanza delle imprese per contrastare i contratti pirata. Stiamo premendo sulle istituzioni per una legge sulla rappresentanza che consenta alle parti datoriali che hanno una rappresentanza seria di essere il riferimento. Le nostre imprese hanno una peculiarità che è quella di un fortissimo investimento in formazione delle proprie persone e i giovani che entrano in azienda e hanno ambizioni e voglia di crescere possono trovare delle soddisfazioni sia economiche che professionali in tempi anche relativamente brevi».
Una delle priorità di questo particolare momento?
«Abbiamo fatto un richiamo alla responsabilità rispetto al tema dei prezzi: vogliamo contrastare e contrasteremo le richieste di aumenti ingiustificati. Perché tutti, in questo momento, dobbiamo fare uno sforzo per garantire la fiducia delle persone e tutelarle».
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