Economia / Bergamo Città
Sabato 14 Febbraio 2026
Logistica, il settore strategico che muove l’economia bergamasca
IL FOCUS. Lo speciale su Bergamo Tv andrà in onda domenica 22 febbraio.
Bergamo
E’ stata presentata la prima edizione del «Redpaper» di Skille, dedicata alla logistica: analisi, dati e storie delle imprese, da Bergamo ai mercati globali. L’evento di lancio della monografia, che verrà trasmesso su «Bergamo Tv» domenica 22 febbraio alle ore 21, ha visto la partecipazione delle maggiori aziende bergamasche del settore e delle principali associazioni di categoria. «L’impatto della logistica sull’economia della nostra provincia è enorme - esordisce Patrizio Ricci, membro della Giunta della Camera di Commercio di Bergamo - perché la produzione bergamasca è pensata principalmente per l’estero. I nostri maggiori mercati di sbocco restano la Germania, nonostante il rallentamento dell’economia tedesca degli ultimi anni, e gli Stati Uniti. L’anno scorso, prima che entrassero in vigore i dazi dell’amministrazione Trump, abbiamo assistito a un “boom” nelle spedizioni verso l’America».
(Foto di Sergio Agazzi)
Anche Paolo Uggè, presidente della Federazione italiana autotrasportatori (Fai), sottolinea la centralità della logistica per il sistema-Bergamo: «I trasporti tengono in piedi la nostra economia. Eppure, versano in una condizione paradossale: per anni, chi ci governa non li ha mai considerati un elemento fondamentale per lo sviluppo. Non è un caso che il nostro Codice civile non preveda i contratti di logistica o quelli di spedizione: un disegno di legge era arrivato in Parlamento nel 2008, ma poi è cambiata la legislatura e tutto è finito nell’oblio». Marcello Saponaro, presidente dell’Associazione degli spedizionieri e dei corrieri orobici (la sezione bergamasca di Fedespedi), ha voluto sottolineare le incertezze di un sistema in cui la globalizzazione viene messa in gioco: «La logistica vive un periodo di incertezza: i conflitti e i protezionismi avanzano ovunque, Europa compresa. La ricerca di nuovi mercati dopo la chiusura di quello russo, con gli accordi con l’America Latina e l’India, è una risposta. Oggi, però, le catene del valore, a Bergamo come nel resto d’Italia, sono appesantite dalla burocrazia, dall’inadeguatezza delle infrastrutture e dai costi crescenti: sono mali cronici del nostro Paese, che gli incentivi europei e la digitalizzazione ci aiuteranno a risolvere. Ma per farlo ci vorrà tempo».
Da Bergamo al mondo, su gomma, terra, aria e mare
L’evento di presentazione de «Redpaper» di Skille è stato un’occasione di confronto tra le aziende della logistica bergamasca. «Il “Milan Bergamo Airport” ha una vocazione commerciale: all’interno dell’aeroporto ci sono gli uffici di Ups, ma ci siamo anche specializzati nei traffici legati all’e-commerce», racconta Matteo Baù, direttore commerciale dell’area non-aviation di Sacbo, che continua: «Ci concentriamo sulle spedizioni che arrivano dalla Cina tramite servizi come Shein, Aliexpress e Temu. Sono pacchi che hanno un valore inferiore ai 150 euro.
Dal 1° gennaio, questo business è a rischio a causa dell’introduzione di una copertura doganale di due euro per pacco, che vale solo in Italia: ora, per alcuni e-commerce è più conveniente far arrivare le merci a Parigi o nei Paesi Bassi e portarle in Italia via camion». Anche Lde, realtà della logistica che si è sviluppata lungo la A4, opera principalmente per il mondo del commercio online: «È un segmento che porta con sé delle sfide tutte sue - conferma Massimo Gigliotti, responsabile commerciale dell’azienda - perché occorre essere flessibili e veloci. Normalmente, ci occupiamo di centinaia di ordini al giorno. Ma nei periodi più concitati arriviamo a cinquemila richieste giornaliere». Anche Elledi Spa racconta uno scenario delle spedizioni in fermento: «Siamo stati tra i primi ad aprire delle rotte via treno per la Cina. Lo abbiamo fatto su richiesta dei clienti, per abbattere del 50% i tempi di trasporto e per evitare i rischi connessi al canale di Suez», spiega Alberto Lupini, ad dell’azienda. «Le grandi compagnie stanno puntando tutto su standardizzazione e digitalizzazione. Noi, invece, ci confrontiamo con le necessità dei partner: a premiarci sono il rapporto con il cliente e la qualità artigianale di ciò che facciamo», aggiunge Marco Saponaro, Ad di Tecnofreight.
«Dei 1.700 mezzi Italtrans che circolano in Italia, l’85% è Euro 6. Stiamo facendo degli investimenti sul gas naturale liquefatto e sull’elettrico: spesso sono i nostri clienti a chiedercelo»
La mancanza di autisti
Accanto agli scossoni della (geo)politica, le aziende devono affrontare i problemi del mercato del lavoro, come la mancanza di autisti: «Per noi, il segreto è la formazione. I nostri autisti non devono solo guidare, ma anche caricare e controllare la merce. Un professionista formato, ben pagato e con degli orari di lavoro dignitosi non cambia lavoro», riporta Vittorio Toccagni, ad di Sta. L’’altra sfida di grande attualità è quella della sostenibilità. Un colosso dei trasporti per la Gdo come Italtrans sta già facendo scuola, come spiega il direttore della sezione logistica Armando Pugliese: «Dei 1.700 mezzi Italtrans che circolano in Italia, l’85% è Euro 6. Stiamo facendo degli investimenti sul gas naturale liquefatto e sull’elettrico: spesso sono i nostri clienti a chiedercelo». Ad accompagnare questi processi ci sono compagnie come Siad, che ha progettato il sistema «Coool FreeToGo» per migliorare i trasporti per la Gdo: «La nostra tecnologia si focalizza sull’ultimo miglio. Utilizziamo CO2 di origine biogenica, a impatto ambientale azzerato, insieme a un sistema di refrigerazione senza compressori: il risultato è un trasporto più semplice e sostenibile», racconta Luca Opreni, pm dell’area «food & beverage». Infine, ci sono i costanti cambiamenti normativi. L’attenzione alla sicurezza è una sfida che Logistic Company, che si occupa di trasporti per la farmaceutica, affronta quotidianamente: «Siamo un anello della produzione farmaceutica, operiamo in un ambiente fortemente normato e siamo costantemente soggetti ai controlli dell’Agenzia italiana del farmaco e dei clienti», dichiara Fabio Berlati, «qualified person» della compagnia: «La sicurezza è tutto: dobbiamo abbattere i rischi di furto nei magazzini, ma anche nel trasporto. Per noi stare al passo con le norme e tenere gli occhi aperti è tutto».
«La Cina continuerà a produrre e a esportare sempre di più: l’America e l’Europa dovranno fare i conti con questo cambiamento, che riorienterà le rotte commerciali nella direttrice est-ovest»
Il commercio globale in bilico tra Stati Uniti e Cina
A parlare del sistema geopolitico e delle sue ricadute sulla logistica è stato Filippo Fasulo, co-direttore dell’osservatorio geoeconomia dell’Ispi di Milano. «I due Paesi che condizionano il commercio globale sono la Cina e gli Stati Uniti. Entrambi stanno attraversando grandi cambiamenti. A Washington, l’amministrazione Trump ha adottato una politica “transazionale”, che utilizza i dazi come un’arma politica. È un cambiamento che dipende dalla crescita cinese: negli ultimi dieci anni, Pechino ha aumentato in maniera impensabile la qualità della sua produzione. Di recente ha approvato il piano economico dei prossimi cinque anni, con una centralità senza precedenti per la manifattura». La Cina continuerà a produrre e a esportare sempre di più: l’America e l’Europa dovranno fare i conti con questo cambiamento, che riorienterà le rotte commerciali nella direttrice est-ovest. Non è detto, però, che Xi Jinping riesca a raggiungere l’obiettivo. D’altro canto, ha dovuto trasformare “in corsa” anche il progetto della «Nuova via della seta»: «Quello che è nato come un grande sistema di infrastrutture nel tempo ha cambiato la sua forma. Mentre porti, ferrovie e autostrade venivano lasciate da parte, la “Nuova via della seta” è diventata una narrazione: Pechino vuole convincere il Sud globale che i suoi investimenti non vanno solo a beneficio della Cina, ma anche dei Paesi che li ricevono».
«Quello che Washington vuole fare è mantenere il controllo su alcuni snodi fondamentali del commercio. Questo autunno, una nave cinese ha completato per la prima volta la rotta artica. Da lì l’interesse sulla Groenlandia»
Dall’altra parte, gli Stati Uniti hanno optato per una politica completamente diversa, emersa nella crisi con gli alleati europei sulla Groenlandia: «Quello che Washington vuole fare è mantenere il controllo su alcuni snodi fondamentali del commercio. Questo autunno, una nave cinese ha completato per la prima volta la rotta artica. Da lì l’interesse sulla Groenlandia. Ma i fronti aperti sono così tanti che spesso alcuni ce li dimentichiamo: qualche tempo fa, Trump aveva fatto roboanti dichiarazioni anche sullo stretto di Panama».
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