Orio cresce nel traffico delle merci: col più 6,8% fa meglio di Malpensa

I DATI. L’aumento nazionale è dell’1,7%. Brescia perde il 18,6%, ma con maggiori quantità in transito. Per gli spedizionieri Bergamo favorita dal «posizionamento solido nei volumi e-commerce».

L’hub cargo dell’aeroporto di Bergamo continua a crescere: a certificarlo sono i dati della «International air transport association» (Iata), riportati nell’ultimo «Economic outlook» di Fedespedi, relativo ai primi dieci mesi del 2025. Nei numeri il traffico cargo aereo dello scalo di Orio al Serio è aumentato del 6,8% a confronto con il periodo compreso tra gennaio e ottobre del 2024. Molto meglio della media nazionale, che vede un aumento dell’1,7% del traffico per scalo. Non solo: il tasso di crescita è persino più alto di quello di Milano Malpensa (più 4,3%), che pure si conferma leader indiscusso del traffico cargo aereo nel nostro Paese, attirando il 60% circa dei volumi nazionali, ovvero 763mila tonnellate di merci l’anno.

I vantaggi di Orio

«L’aeroporto di Orio al Serio cresce grazie a un posizionamento solido nei traffici e-commerce», spiega Sergio Curi, responsabile del Centro studi di Fedespedi che ha redatto l’«Economic outlook»: «Altri fattori di successo sono i collegamenti consolidati con i maggiori hub europei e la domanda cargo orientata alla rapidità, che privilegia aeroporti con voli ad alta frequenza e una filiera logistica rodata, esattamente come quello bergamasco». Mentre Bergamo cresce, l’aeroporto di Brescia registra una contrazione del volume cargo del 18,6% rispetto all’anno scorso. Non è colpa della concorrenza orobica: «L’aeroporto di Brescia sta vivendo una fase di transizione legata al mutamento dei suoi operatori, alla riduzione di alcune linee “courier” e a una riconfigurazione dei volumi postali, che pesano molto sul suo traffico. In un mercato concentrato come quello italiano, in cui pochi aeroporti assorbono quasi tutto il traffico cargo, anche delle piccole variazioni possono produrre oscillazioni marcate dei volumi», continua Curi.

I volumi di merci

In valori assoluti, Brescia resta leggermente al di sopra di Bergamo per volume di merci, con più di 31mila tonnellate contro le oltre 24mila dello scalo di Orio al Serio. Nel 2024, tuttavia, i traffici cargo del bresciano superavano le 38mila tonnellate, mentre quelli del “nostro” aeroporto sfioravano le 23mila. Il calo dipende in larga parte da una dura contrazione dei flussi postali, scesi da 26mila a 19mila tonnellate in soli dodici mesi. Bergamo, che non effettua servizio cargo postale, non ha subìto alcun contraccolpo. Peggio di Brescia, tra i primi dieci scali nazionali per volumi, fa solo Roma Ciampino, con un tracollo del 30,4%, da 14mila a 10mila tonnellate: la struttura paga la vicinanza con Roma Fiumicino, che da solo gestisce il 21,6% dei flussi cargo aerei italiani e che è in leggera crescita (più 0,8%) rispetto al 2024.

Porti, calano Trieste e Genova

L’analisi di Fedespedi si concentra anche sui porti, che nel corso del 2025 hanno movimentato 9,35 milioni di Teu (il volume di un container standard), con una crescita dell’8,3% rispetto al 2024. Stupisce, però, il calo degli hub di Trieste (meno 19,1%) e di Genova (meno 1,6%), che passano rispettivamente da 842mila a 681mila Teu e da 2,45 a 2,41 milioni di Teu. «Queste flessioni sono legate a fattori esterni, e non congiunturali - precisa il responsabile del Centro studi di Fedespedi - perché Trieste sta risentendo della riorganizzazione delle alleanze tra armatori, che al momento privilegiano porti come Koper e Rijeka, mentre su Genova pesa una contrazione fisiologica dovuta alla revisione di alcuni servizi. Il capoluogo ligure, però, mantiene un ruolo chiave nei traffici del nord-ovest: non prevediamo che questi segni negativi pesino sulle imprese del Nord Italia. Al contrario, il sistema portuale italiano è in crescita e il mercato offre delle alternative efficienti». Tra queste ultime, in particolare, c’è Gioia Tauro, il maggiore porto italiano, passato da 3,9 a 4,5 milioni di Teu nell’ultimo anno (più 14,2%). Anche hub minori, come Savona (590mila Teu nel 2025, più 58,4% rispetto all’anno precedente) e Cagliari (274mila Teu nel 2025, più 33,8%), dimostrano come l’ecosistema portuale italiano goda di buona salute.

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