«Per il gasolio 1.600 euro in più al mese. Gli autotrasportatori pronti a fermarsi»
L’ALLARME FAI . «Taglio delle accise non sufficiente. Il governo intervenga altrimenti il settore rischia la paralisi». Giovedì in programma un’audizione al Senato. La Federazione orobica ha rinnovato le cariche: Rottoli neo presidente.
«Non escludiamo forme di agitazione. Ma ora preferiamo puntare sul dialogo con committenza e governo. Devono capire che questo prezzo del gasolio è insostenibile per noi e che una soluzione deve essere trovata al più presto». Con queste parole il neo presidente della Fai, la Federazione autotrasportatori italiani di Bergamo, Fabrizio Rottoli, descrive il difficile momento che il settore degli autotrasportatori sta attraversando e che si è venuto a creare a causa dello scoppio della guerra in Iran.
Il passaggio di testimone
Grande l’incertezza sui suoi possibili sviluppi. In questo complicato contesto, Rottoli, titolare della Autotrasporti Rottoli di Zanica, martedì è stato nominato presidente dal nuovo consiglio direttivo della Fai provinciale, che rappresenta 320 aziende di autotrasporto, con un parco veicolare di circa 7mila mezzi e 10mila lavoratori. Rottoli subentra a Giuseppe Cristinelli, che ha guidato la Fai orobica per 12 anni. Nella stessa seduta sono stati nominati come vicepresidente vicario Paolo Doneda e come vicepresidente Paolo Soprani. Sono state inoltre cooptate nel consiglio direttivo come esperte Paola Bellina e Alessandra Gualdi.
Tutte le competenze disponibili sono ritenute necessarie per trovare soluzioni al problema del caro gasolio. Quella introdotta dal governo - ossia il taglio di 20 centesimi al litro sulle accise - ha finito per penalizzare il settore degli autotrasporti, che, per i mezzi sopra le 7,5 tonnellate oltre che Euro 5 ed Euro 6, poteva già contare su un recupero trimestrale sulle accise di 27 centesimi. «Il nostro recupero quindi - continua Rottoli - si è ridotto a 7 centesimi. Capiamo le buone intenzioni del governo, ma, così facendo, non ha favorito uno dei settori che più utilizza carburante. Prima della guerra pagavamo il gasolio 1,4 euro più Iva, ora 2 euro più Iva. Se calcoliamo che un camion percorre 3 chilometri con un litro e la strada percorsa ogni anno è in media di 100mila chilometri, ne deriva che stiamo spendendo circa 1.600 euro in più al mese per ogni camion».
Ipotesi stanziamento 100 milioni
Il taglio delle accise non ha favorito nemmeno le aziende di autotrasporti a cui la committenza deve, per contratto, riconoscere aumenti nel caso di una determinata percentuale di aumento del costo del gasolio: «Il taglio delle accise infatti – evidenzia ancora Rottoli – non ha permesso loro di raggiungere la percentuale fissata nel contratto». Interlocuzioni con l’esecutivo sono comunque in corso e, proprio per oggi, è in programma un’audizione alla VI commissione Finanze e tesoro del Senato della Unatras (Unione delle associazioni nazionali dell’autotrasporto merci), principale coordinamento delle associazioni di categoria dell’autotrasporto. Secondo indiscrezioni la possibile soluzione che si sta delineando è la concessione di un credito di imposta sulla differenza tra il costo medio del carburante a marzo e quello ad aprile, maggio e giugno. «Per questa soluzione – continua il neo presidente della Fai di Bergamo – il governo sarebbe pronto a stanziare 100 milioni di euro. Non molto se si pensa che per il Covid ne erano stati stanziati 400. Ci permetterebbe, comunque, di recuperare 5-6 centesimi al litro».
Il caro carburante si va ad aggiungere ad altri aumenti di costi lamentati dagli autotrasportatori come quello dei ricambi, della manutenzione, del personale e delle autostrade.
A fronte di tutto ciò sono sempre di più gli associati che chiamano gli uffici della Fai bergamasca per chiedere soluzioni: «Noi siamo coscienti – conclude Rottoli – che la situazione venutasi a creare non è colpa né del governo né dei nostri committenti. Però si devono dimostrare tutti ragionevoli nel trovare una soluzione, perché se la nostra categoria decidesse di fermarsi gli effetti sulla vita socioeconomica del Paese sarebbero molto pesanti».
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