Tasse locali alle stelle, spesa al palo: «Serve una cabina di regia per l’emergenza»

Imposte comunali e regionali. La Cisl: in provincia di Bergamo, comprendendo l’insieme dei 243 comuni, l’addizionale regionale cresce del 117.24% dal 2000 al 2020. «Incrementi generalizzati che in alcuni casi passano da imposte di pochi euro a più di cento euro pro-capite annui. Bisogna rendere prioritario il tema della sostenibilità economica, sgravando gli Enti locali e le famiglie della responsabilità di sopportarne gli oneri che necessariamente devono essere ripresi e regolati».

Nel 2020 ogni contribuente bergamasco ha pagato 124€ per l’addizionale comunale e 287 per quella regionale. Nel 2012 queste imposte pesavano rispettivamente per 83 e 272 €, nel 2018, per 111 e 297. «Di fatto – segnala la Cisl di Bergamo – in provincia di Bergamo, comprendendo l’insieme dei 243 comuni, l’ammontare della Addizionale Regionale cresce complessivamente del 117.24% dal 2000 al 2020, con un ammontare che dai 105.898.617 euro nel 2000 si attesta a 230.060.744 euro nell’anno di imposta 2020. La somma delle addizionali comunali in provincia di Bergamo nell’anno 2020 è stato di 99.356.553 euro (nel 2000 erano 10.372.184) con una crescita complessiva del +857,91%».

Incrementi generalizzati

La forbice della spesa sulle tasse locali registra incrementi generalizzati che in alcuni casi passano da imposte di pochi euro a più di cento euro pro-capite annui. «Le ben note emergenze sociali, legate a povertà e diseguaglianze, oggi si sommano alla sostenibilità della spesa sociale rapportata al caro energia, che ultimamente ha visto letteralmente esplodere i costi di tutti i servizi sociali che si riflettono sulla capacità di spesa complessiva degli enti locali così come i costi di manutenzione delle strutture socio-sanitarie destinati a scaricarsi sulle rette degli ospiti. Occorre rendere prioritario il tema della sostenibilità economica sgravando gli Enti locali e le famiglie della responsabilità di sopportarne gli oneri che necessariamente devono essere ripresi e regolati, in modo strutturato e di sistema, all’interno delle politiche nazionali/regionali. In tal senso la Cisl si sta facendo carico tramite i propri organismi regionali e nazionali perché i corrispettivi livelli amministrativi governativi riprendano il problema della sostenibilità economica nei bilanci centralizzati».

Welfare a rischio

Mario Gatti, segretario della Cisl di Bergamo, ufficializza così la forte preoccupazione del sindacato di via Carnovali nel raffrontare le condizioni dei bilanci comunali sulla spesa sociale con la previsione di una crescita esponenziale dei bisogni dettata da diversi fattori, sia contingenti che di prospettiva: gli effetti delle misure di contenimento del Covid con le implicazioni negative sulla crescita economica, sulla produttività globale e sulla tenuta occupazionale e dei diritti lavorativi; le tendenze, ormai allarmanti, in atto nel Paese che configurano una società con uno squilibrio demografico tale da minare le basi della sostenibilità dell’intero sistema di welfare sia nell’offerta pubblica che nella cura informale; la drammatica congiuntura internazionale in corso, le cui implicazioni di natura economica incideranno con un impatto diretto e totale sull’economia dei Comuni, e quindi dei servizi sociali, che sui bilanci delle famiglie.

«La lettura dei dati ricavati dal nostro report sulle entrate delle “addizionali regionali e comunali 2020” ci consegna la consapevolezza di uno strumento che non può più essere ulteriormente aggravato». Il quadro che traspare, secondo il sindacalista bergamasco, prefigura una condizione generalizzata di estrema difficoltà con la crescita esponenziale dei bisogni di cura e di assistenza accompagnata dall’impossibilità a sostenerne i costi. «Se citiamo, ad esempio, il settore delle residenze sanitarie assistenziali, con il rincaro dell’energia nel 2022, l’onere suppletivo previsto per ogni posto letto in Rsa e nelle strutture residenziali vanno da 10 a 20 euro al giorno, ma il problema può essere esteso all’intera area dei servizi assistenziali e a maggior ragione se pensiamo quanto il prevedibile aumento delle povertà e delle disuguaglianze finisca necessariamente per scaricarsi sui bilanci e sulla sostenibilità dei servizi sociali comunali. Esiste forte il rischio di molte chiusure e di una consistente perdita di posti di lavoro».

L’appello

«Nel frattempo – continua Gatti -, occorrerà avviare nella nostra provincia dialoghi e collaborazioni che sappiano affrontare l’emergenza in atto. Pensiamo ad esempio che il tema strategico della demografia debba essere aggredito con risposte immediate, strutturali, consistenti, dirette e altamente partecipate. La Cisl di Bergamo, a questo proposito, riprende gli indirizzi e le indicazioni del recente “Piano Nazionale per le Famiglie”, proponendo che nella nostra Provincia venga iniziato un confronto fra tutte le istanze di rappresentanza sociale ed economica, pubbliche e private, per lo sviluppo di uno strumento di partecipazione e di condivisione di misure e interventi che rafforzino e integrino, in una cornice di sistema dettata dall’imminente Piano Nazionale, la programmazione delle politiche di sostegno alle famiglie. La priorità adesso è fare squadra per sostenere famiglie e natalità e, a questo riguardo, la Cisl lancia un appello per dar corso allo sviluppo di interventi che sappiano affrontare le grandi emergenze in corso anche con risposte locali»

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