Terziario, 8.510 realtà in cerca di personale. «Scarse competenze, gli orari un ostacolo»

LA RICERCA. Per le imprese del commercio e del turismo reclutare nuovi collaboratori è un problema «strutturale». Fusini: l’impatto economico sta diventando significativo, la mancanza di lavoratori frena lo sviluppo dell’attività.

La difficoltà nel reclutare nuovo personale, per le imprese del terziario, è un problema «strutturale» che si ripercuote negativamente nell’attività lavorativa. E, in Bergamasca è «più sentito che altrove» per tre motivi: «Tasso di disoccupazione bassissimo, forte densità di produzione e calo demografico». I dati sul rapporto tra domanda e offerta di lavoro, emersi dall’Osservatorio congiunturale affidato a Format Research, sono stati presentati da Oscar Fusini, direttore Ascom Confcommercio Bergamo ed Enrico Betti, responsabile Area lavoro, relazioni sindacali e welfare Ascom Confcommercio Bergamo. Il campione di ricerca comprende circa 700 imprese del territorio.

«Il 43,1% delle imprese con due o più dipendenti ha cercato nuovo personale», ha spiegato Fusini, riferendosi alle risultanze dello studio dell’ultimo semestre. Si legge, in questa percentuale, un «miglioramento rispetto al secondo semestre dello scorso anno, quando era il 45%». Questo leggero calo è legato a tre fattori: «Lo sforzo straordinario messo in atto, lo scorso anno, dalle imprese, il fatto che la stagione estiva non sia ancora partita, e la scelta quasi definitiva di alcune imprese di non aumentare la propria attività per la mancanza di personale». Tra le imprese che hanno ricercato nuovi dipendenti (8.510 in numeri assoluti), il 53% ha segnalato la difficoltà di reclutamento (il 22,2% abbastanza, il 30,8 molta). Una difficoltà che ha un impatto negativo, secondo la stima di Format Research, per circa 8.200 imprese bergamasche. In particolare, come ha evidenziato Fusini, le conseguenze si traducono in mancata innovazione dei servizi (per il 30,6%), riduzione dei ricavi (24,3%), mancato ampliamento delle attività (12,9%) e riduzione dell’orario di apertura (10,4%). L’impatto economico, per le imprese «inizia a diventare significativo, a causa della mancanza di lavoratori, necessari per lo sviluppo e l’ampliamento delle attività», hanno rilevato Fusini e Betti.

Le principali difficoltà

La scarsità di personale con le competenze adeguate al profilo cercato, hanno riscontrato gli imprenditori, è la maggiore difficoltà (61,1%) nel reclutamento. Ed è salito rispetto al semestre precedente, quando era riscontrato al 57,1%. Si deve quindi puntare sulla formazione, ma anche sull’occupazione femminile e dei giovani che non studiano e non lavorano. La formazione, le competenze, sono infatti fondamentali. «Nel post pandemia, abbiamo assistito alla scelta di tanti di cambiare lavoro», ha ricordato il direttore Fusini evidenziando come nel settore del turismo («tra i più colpiti»), nei ristoranti e nei bar, così come nella ricettività e nel commercio servono determinate «competenze, anche trasversali». Non è infatti possibile «improvvisarsi, ad esempio, aiuto cuoco, come personale di sala, nell’accoglienza in reception, o in cassa». Necessarie, anche, «la capacità di relazione e saper lavorare in gruppo». Se un’azienda, quindi «deve sostituire una persona, ha necessità di trovare qualcuno che abbia già competenze specifiche», al di là di quando decide di formare nuovi lavoratori. Tornando alle difficoltà di reclutamento, gli orari di lavoro ritenuti pesanti incidono per il 33% (il 38,1 nel precedente ultimo studio), segue il 20,4% per la retribuzione ritenuta insufficiente, il 16,2 per la «concorrenza» di altre imprese, il 15,1 per le mansioni e il tipo di lavoro ritenuto poco attrattivo dai candidati. Tra le motivazioni per cui non si trovano lavoratori, anche il brand dell’azienda ritenuto poco appetibile (8,4%), l’eccessiva distanza tra casa e il luogo di lavoro (5%) e politiche di welfare e benefit ritenuti poco appetibili (1,5%).

Le modalità di ricerca

Medie e grandi imprese, per la ricerca delle figure necessarie all’attività, si rivolgono spesso alle agenzie specializzate o utilizzano piattaforme specifiche. «E fino a cinque anni fa, ricevevano montagne di cv», ha ricordato Fusini. Le piccole realtà mettono ancora il «foglietto» in vetrina, ma si stanno spostando sempre più verso «gli strumenti di ricerca digitali» come, appunto, le piattaforme.

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