Corruzione, la fiducia si conquista col contrasto
ITALIA. L’Italia nell’indice di percezione tra i 180 Paesi presi in considerazione è al 52° posto. È tuttavia nell’Unione europea che si gioca la partita della credibilità.
È qui che l’Italia gioca le sue carte: 27 Paesi con i quali quotidianamente si collabora valutano il proprio interlocutore in termini di affidabilità. Essere al 19° posto nel ranking europeo dell’Ue pone Roma nella condizione di imputato. Certo conta la stabilità finanziaria. Ma quella morale non è da meno. Per dire, al telegiornale tedesco di «Ard» le Olimpiadi di Milano-Cortina hanno destato prima stupore e poi ammirazione. Non si aspettavano in Germania un evento di portata mondiale senza scandali e caos organizzativi. Il conduttore chiedeva regolarmente ai corrispondenti in Italia come fosse la logistica e l’organizzazione. L’Italia è sub judice perché si immagina la corruzione e l’intrallazzo dietro l’angolo.
I timori per gli eurobond
Il problema è che proprio in Europa vi sono i Paesi più virtuosi, a partire dalla Danimarca e a seguire la Svezia e la Finlandia. La Germania li segue e la Francia pure anche se con distacco. L’avversione delle nazioni del Nord e Centro Europa al debito comune in forma di eurobond, viene anche da qui. Dal timore che la corruzione pervada il sistema Italia e porti poi il Paese a condizioni di insostenibilità finanziaria. La fiducia si conquista con i fatti non con le intenzioni. I fatti di cronaca scuotono l’opinione pubblica italiana e aggiungono un altro tassello alla diffidenza internazionale.
Le misure tedesche contro la criminalità
Il caso denominato «Qatargate» del 2022 al Parlamento europeo ha visto deputati italiani in prima fila. Ed è sull’onda di questi scandali che il Parlamento Ue ha posto la lotta alle pratiche corruttive come questione strategica. La Commissione europea ha presentato nel 2023 una «Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla lotta contro la corruzione mediante il diritto penale». Il governo tedesco ha varato in questi giorni una serie di misure per affrontare la piaga della criminalità organizzata. Si è registrato un salto di qualità nella pervasività del fenomeno e questo ha indotto le autorità federali a considerare la corruzione un pericolo per la sicurezza nazionale. E questo anche per le connessioni che possono crearsi con servizi segreti stranieri interessati a creare sfiducia nell’opinione pubblica verso le istituzioni. Fa quindi effetto leggere come un poliziotto italiano compia misfatti inconcepibili per un tutore dell’ordine. I fatti di Rogoredo, per come raccontati dalla stampa, danno l’impressione di un malessere che ha toccato anche le forze dell’ordine. Si legge del coinvolgimento di 21 tra poliziotti e carabinieri nei furti al negozio Coin della Stazione Termini a Roma. Con la connivenza di una cassiera si sono procurati merce con un danno al grande magazzino di 184mila euro. Cosa deve pensare il cittadino che va a prendere un treno e si vede attorniato da divise delle quali teme di non potersi fidare? È così che si semina il sospetto e si delegittima l’istituzione.
La priorità italiana
La diffusione del fenomeno si estende anche al mondo universitario. La Procura europea chiede l’arresto di 16 docenti e ricercatori per corruzione in Sicilia e Campania. Gli indagati disponevano gli affidamenti di forniture e servizi a ditte amiche in cambio di favori. Ecco perché si chiede a questo governo di porre la corruzione nell’agenda delle priorità. Ed è paradossale che in un Paese con un terzo del territorio esposto alla criminalità organizzata, anziché unirsi alla magistratura nel contrasto ad un male endemico si scelga di metterne in dubbio la credibilità. Se c’è un nemico comune, prima lo si sconfigge e poi si polemizza.
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