Da Merzoni scossa all’Ue tenendo buoni gli Usa

MONDO. Prima il documento congiunto sull’automotive e il Green Deal. Poi quello sulla competitività europea. In questi giorni l’idea di radunare un gruppo di Paesi, detti «amici della competitività», alla vigilia del Consiglio europeo che a questo tema sarà consacrato, con l’idea di influenzarne lavori e decisioni.

Se tre indizi fanno una prova, tra Italia e Germania non solo è scoppiato il sereno ma sono state poste le basi di un’alleanza che può certamente pesare sul futuro prossimo dell’Unione europea. Anche perché Giorgia Meloni e Friedrich Merz non sono soli. All’ultima iniziativa si è subito aggregato il premier belga Bart De Wever e segnali di forte interesse sono arrivati pure dai Paesi del Nord Europa e del Baltico.
In più, la Germania ha appena abbandonato il progetto di costruzione di un caccia di sesta generazione in associazione con la Francia (Future Combat Air System o Fcas), e sta per aderire all’analogo progetto di Italia, Giappone e Gran Bretagna (Global Combat Air Programme o GCAP), con grande scorno del presidente francese Emmanuel Macron, che si è pure beccato l’ennesimo no tedesco agli eurobond e al debito comune europeo.

Proprio quel Macron che, colmo della beffa, appena prima dell’ultimo pronunciamento del duo Merz-Meloni aveva solennemente dichiarato che «se non si decide a muoversi tra cinque anni l’Europa andrà a pezzi». A quanto pare, c’è chi ha deciso di muoversi, ma senza di lui.

Che lo dica il nuovo soggetto politico già ribattezzato Merzoni, o lo dica Macron, Mario Draghi o chiunque altro, è più che evidente che l’Europa ha bisogno di una scossa politica, di una specie di nuova partenza. Ma in quale direzione?

I documenti italo-tedeschi contengono, pur con tutte le ovvie cautele diplomatiche, critiche sottili ma precise all’attuale gestione della Commissione europea di Ursula von der Leyen. Quello sull’automotive, nei fatti, invitava ad abbandonare il radicalismo del Green Deal per un atteggiamento più «pragmatico» e favorevole sia alle aziende (che patiscono assai la concorrenza: le auto cinesi, per esempio, hanno già una quota del 5% del mercato europeo e sono in crescita, a dispetto dei dazi) sia ai consumatori che, ambiente o no, non possono affrontare certi costi. Quello sulla competitività invitava ad allargare la cooperazione con i Paesi terzi per garantire all’Europa approvvigionamenti sicuri e regolari delle materie prime critiche.

Ma sarebbe inutile nascondere che il Merzoni nasce anche da una volontà piuttosto precisa: proteggere quanto più è possibile il rapporto con gli Stati Uniti di Donald Trump

E fin qui niente da dire. Resta da definire come e, altrettanto importante, con chi. Non con Macron, a quanto pare, che si è opposto all’Accordo Ue-Mercosur, che riduce quasi a zero i dazi sull’import-export tra i Paesi europei e Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay, sostenuto invece con entusiasmo proprio da Italia e Germania. Ma sarebbe inutile nascondere che il Merzoni nasce anche da una volontà piuttosto precisa: proteggere quanto più è possibile il rapporto con gli Stati Uniti di Donald Trump. Carta canta: nel documento sulla competitività, per esempio, è sottolineata la necessità di lavorare «con gli alleati transatlantici e i partner internazionali che condividono gli stessi valori». Impostazione che spiega anche l’interesse dei Paesi nordici e Baltici per le iniziative italo-tedesche.

Pararsi le spalle rispetto agli Usa può essere tanto una scelta strategica quanto, considerati gli umori di Trump, una necessità tattica. E qui solo il tempo e l’abilità di manovra di Meloni e Merz ci diranno quali saranno i margini e quali, soprattutto, i risultati.

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