Ecatombe Siria Politica assente
Famiglia di profughi a Kills tra Turchia e Siria

Ecatombe Siria
Politica assente

È la peggiore crisi umanitaria del XXI secolo, secondo l’Onu. No, non è il coronavirus. È la guerra che si sta combattendo in Siria intorno a Idlib, città martirizzata nel nord ovest, una delle ultime roccaforti non ancora finite sotto il controllo del regime di Damasco. Agghiacciante la razionalità che sta dietro al conflitto. Da mesi gli aerei russi aiutano l’avanzata delle forze del rais Bashar el Assad nella regione. I piloti di Mosca assieme a quelli siriani bombardano senza pietà obiettivi civili come mercati, ospedali, campi profughi e strade perché la strategia scelta è quella di depopolare la regione - si chiamano crimini di guerra, secondo il diritto internazionale - e spingere milioni di persone a schiacciarsi sempre più a nord contro il confine turco. La Turchia, alleata con gli islamisti e i rivoltosi siriani, vorrebbe che una fascia di sicurezza a ridosso del confine fosse risparmiata dall’avanzata, in modo che sia possibile in qualche modo spostare lì i profughi siriani ora accolti nell’ex impero ottomano. Ma per ora la Russia non ci sente.

L’obiettivo di Assad e Putin, aiutati dall’Iran, sta andando a segno: verso la frontiera turca secondo l’Onu sono stipati circa quattro milioni di siriani (il 50% minori, per lo più bambini e il 25% donne), un milione dei quali sfollati nelle ultime due settimane. C’è il forte rischio di una carestia e moltissimi fuggiaschi nelle cittadine frontaliere hanno trovato rifugi solo nei capannoni di campagna, in ripari di fortuna e addirittura in grotte scavate nella terra. Molte famiglie sono da settimane esposte al gelo di uno dei più freddi inverni siriani degli ultimi anni. Sette bambini, tra cui uno di soli sette mesi, sono morti proprio per il freddo e le terribili condizioni di vita nei campi profughi a Idlib. Due sorelle di 3 e 4 anni hanno perso la vita dopo che la tenda nella quale vivevano ha preso fuoco perché la stufa non era sicura, mentre la loro mamma incinta ha riportato gravi ustioni.

Gli aiuti portati dall’Onu e dalle organizzazioni internazionali sono solo una goccia nel mare. Secondo le Nazioni Unite «è stato raggiunto un nuovo livello di orrore». Lo provano alcune testimonianze dolorose dalla regione: «Lasciatemi morire. Non voglio più continuare questa vita» ripete ai soccorritori un uomo ferito in un raid aereo avvenuto il 12 febbraio a Kafar Ameh, un villaggio a ovest di Aleppo. La disperazione dei siriani ha ormai raggiunto livelli insopportabili. Abbandonati a sé stessi, decine di migliaia di famiglie sentono la morte sempre più vicina.

© RIPRODUZIONE RISERVATA