Fatti di Pisa, il discorso del prefetto ministro

LA MANIFESTAZIONE. Era particolarmente delicato il compito del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi chiamato a riferire alla Camera sui fatti di Firenze e Pisa - gli scontri tra forze di polizia e un gruppo di studenti perlopiù liceali che tanto scalpore hanno creato al punto da indurre il Capo dello Stato a prendere la parola contro «le manganellate» ai minorenni.

Piantedosi doveva fare il suo mestiere di responsabile dell’ordine pubblico, difendere la polizia ma non suoi eventuali errori, non entrare in conflitto con il Capo dello Stato ma nello stesso tempo negare che con questo governo di destra ci sia una torsione del diritto di manifestare. E tutto in un discorso da «tecnico» quale Piantedosi è, un prefetto non un politico.

Oltretutto il ministro prendeva la parola all’indomani dell’intervista al Tg2 della premier Meloni che, pur sulla stessa linea, aveva avvertito che «è pericoloso far mancare alle forze di polizia il sostegno delle istituzioni», parole che hanno fatto venire a galla una certa tensione tra palazzo Chigi e Quirinale seguìta proprio all’intervento, diplomaticamente assai duro, del Presidente della Repubblica.

Per coincidenza, Piantedosi ha preso la parola nelle stesse ore in cui dilagava sui social il video di un’aggressione ad una «volante» della Polizia circondata a Torino da esponenti dei centri sociali mentre gli agenti stavano prelevando un uomo di origini marocchine accusato di stupro e destinato all’espulsione. E così l’episodio ha consentito al ministro, da una parte di dare piena solidarietà alle forze dell’ordine aggredite, dall’altra di lanciare l’allarme per uno stato di crescente aggressività che si respira nel Paese e che potrebbe aumentare anche a causa dell’infuocato contesto internazionale.

Non solo: il capo del Viminale ha indicato il pericolo di possibili infiltrazioni di soggetti pericolosi in questi movimenti di piazza. Quindi, altro che strategia repressiva del governo («solo il 3% delle migliaia di manifestazioni degli ultimi mesi ha provocato problemi di ordine pubblico»), piuttosto il rischio è che la tensione cresca per fattori interni ed esterni. Quanto a Pisa, Piantedosi ha respinto ogni «processo sommario alla Polizia» e, per quanto anche lui si è sentito turbato dalle immagini, ha ricordato che quella manifestazione studentesca era completamente fuori dalle regole, non prevista, non coordinata con la Questura, a rischio di andare in contatto con luoghi sensibili della città (la sinagoga di Pisa) da parte di manifestanti filopalestinesi, quattro dei quali, benché minorenni, già segnalati alle forze di polizia proprio per problemi di ordine pubblico.

Per non correre anche il minimo rischio di apparire in polemica con il Capo dello Stato - cosa che un ministro dell’Interno non può permettersi - Piantedosi ha ammesso che «entrare in contatto fisico con dei minorenni è comunque un fallimento», e «fallimento» è esattamente la parola usata da Mattarella per criticare «le manganellate» pisane.

Le parole del prefetto-ministro sono state a lungo applaudite dalla maggioranza ma duramente criticate dalle opposizioni che hanno giudicato inaccettabile la ricostruzione dei fatti di Pisa rinfacciando al ministro di aver gettato la colpa solo sul comportamento degli studenti. Viceversa il ministro degli Esteri Tajani ha detto di condividere perfettamente le parole del suo collega a sostegno dei poliziotti piuttosto che dei «violenti radical chic». Sta di fatto che il tema del rapporto tra la destra al governo e la gestione dell’ordine pubblico, sollevato dalla sinistra e respinto dalla maggioranza, sta diventando uno dei principali motivi di scontro in questa lunghissima campagna elettorale che si concluderà soltanto a giugno con le Europee.

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