Forza Italia spariglia in soccorso a Conte

Forza Italia spariglia
in soccorso a Conte

Più si assottiglia il margine numerico che al Senato consente al governo di avere una maggioranza, più si moltiplicano le dietrologie sul futuro di Conte e dei suoi ministri. E nello spazio che si crea Silvio Berlusconi abilmente si infila, da vecchio navigatore dei palazzi politici. Il governo, non è un mistero, soffre non solo di un problema di coesione politica tra grillini e tutti gli altri, tale per cui la pratica più diffusa alla presidenza del Consiglio è quella del rinvio o del varo di testi approvati «salvo intese» (di fatto una scatola vuota con la sola etichetta buona per la propaganda).

Ma è afflitto anche di un concretissimo problema di numeri: a Palazzo Madama, dove Conte come tutti i suoi predecessori della Seconda Repubblica ha avuto sin dall’inizio una maggioranza esile, la situazione si è aggravata man mano che dal M5S uscivano parlamentari, o perché espulsi o per loro volontà. Spesso sono andati nel gruppo Misto ma in diversi casi sono confluiti nella Lega rafforzando direttamente l’opposizione di centrodestra.

Stando così le cose, a oggi basta che sette senatori grillini votino diversamente dal resto della maggioranza perché il governo vada sotto. Figuriamoci cosa può accadere nel momento in cui Conte si deciderà finalmente a chiedere un voto parlamentare sull’utilizzo del Mes, il Fondo salva Stati osteggiato dai grillini e dall’opposizione di destra sovranista. Se una risoluzione a favore del Mes fosse bocciata dalle opposizioni più i dissidenti del M5S il governo sarebbe virtualmente in crisi: troppo importante la questione da cui dipende in parte - benchè lo si neghi - il successo della trattativa sui 170 miliardi del Recovery Fund.

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