Il Pd cresce ma è fragile sui temi sensibili

Politica interna. Il dato che a via del Nazareno piace molto ricordare in questi giorni è quello dei sondaggi: secondo gli analisti infatti il Pd di Elly Schlein avrebbe recuperato in questo mese quasi due milioni di voti (presumibilmente molti dei quali elettori che si astenevano) riportando il partito più o meno al 20% cento, quindi saldamente al secondo posto della classifica.

Tanto più soddisfacente il risultato se si considera che viceversa il M5S di Conte, che insidiava la medaglia d’argento ai democratici, viaggia intorno al 16% ed è in flessione. Fin qui le buone notizie. Le cattive invece sono diverse e tutte preoccupanti. La prima è di linea politica. Appena Elly si esprime su qualcuno dei temi più delicati, scontenta qualcuno. Sulla guerra di Putin contro gli ucraini tanto per cominciare, il Pd non è più il partito atlantista ed europeista per eccellenza, fedele alla Nato e schierato per il sostegno armato a Kiev. No, il Pd della Schlein cancella la parola «armi» dai suoi documenti parlamentari e la sostituisce con un generico «sostegno», che è già troppo se lo si guarda con gli occhi dell’estrema sinistra, ma è sicuramente troppo poco per gente come l’ex segretario Letta e per l’ex sfidante Bonaccini. Risultato: qualche giorno fa, al dibattito in aula sulle comunicazioni di Meloni prima del vertice europeo, la Schlein non si è presentata e non ha parlato: se si fosse sbilanciata troppo in un verso o nell’altro il fragile compromesso verbale raggiunto nel documento sarebbe saltato.

Altra questione, l’utero in affitto. Lei, femminista ed esponente del mondo Lgbt, è favorevole, molti nel Pd sono contrari, anzi contrarissimi. A cominciare dai cattolici dell’ex Partito popolare che si sentono sempre più ospiti scomodi in quella che consideravano, sia pure con qualche sofferenza, anche casa loro. La «sardina» bolognese accolta dalla Schlein in direzione, quando l’ex ministro Dc Beppe Fioroni annunciò le dimissioni da un partito diventato a lui estraneo, commentò con uno sberleffo: «Per uno che se ne va, cento ne entreranno». Ci sono tante questioni sensibili sui cui i cattolici democratici non sono e non saranno d’accordo con l’impostazione radicale di sinistra della Schlein, che peraltro non convince nemmeno gli ex comunisti di Bonaccini, anche lui contrario alla procreazione «affidata». Queste sono mine che non tarderanno a scoppiare. E che probabilmente metteranno in difficoltà quegli esponenti del Pd tradizionale che hanno appoggiato la Schlein nella convinzione di poterla condizionare dietro le quinte. Tra questi «cacicchi», come li chiama la segretaria, c’è il cattolico Franceschini e l’ex comunista Zingaretti ai quali prima o poi le rispettive correnti chiederanno conto.

Soprattutto se, come pare, la Schlein abbia l’intenzione di abolire tutte le correnti tranne la sua. È notizia di queste ore di una cena tra esponenti trenta-quarantenni organizzata per dividersi le cariche principali (a cominciare dall’elezione imminente dei nuovi capigruppo) ai quali è stato chiesto di togliersi la casacca che indossano per scegliere quella della segretaria. La quale pare che abbia intenzione di condurre la sua leadership lontano dal Palazzo facendosi vedere soprattutto nelle manifestazioni e nelle piazze pacifiste, antifasciste, Lgbt, quelle in cui si trova maggiormente a proprio agio. I sondaggi la rafforzano e soprattutto la convincono ancor di più che la vera pelle del Pd è quello della sinistra-sinistra, legata sì ai 5 Stelle ma da una posizione di forza che trasformi Conte in una specie di portatore d’acqua. Ma più Elly spingerà su questa linea, più rischierà di allontanare gli elettori moderati, centristi, di provenienza democristiana: è dunque tutto da dimostrare che il risultato elettorale finale di questa dinamica porti il Pd ad aumentare davvero i propri consensi.

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