Il Pd illuso su Conte, ma la realtà è diversa
Ora è un concorrente

L’aveva incoronato il segretario Zingaretti, ne aveva cantato le lodi il consigliere fidato Bettini. Conte s’era ritrovato di colpo elevato al rango di «punto di riferimento fortissimo dei progressisti». Fuori dal politichese, era stato candidato a leader della sinistra e, come tale, indicato anche come futuro candidato premier dell’alleanza giallo-rossa. In questa incoronazione dell’ex avvocato del popolo a guida del campo progressista c’era certamente un chiaro calcolo tattico. Nell’immediato, il Pd puntava a smarcare l’«uomo nuovo» della politica dalla presa dei Cinquestelle, e con ciò beneficiare della grande popolarità da lui conquistata nella gestione della pandemia. C’era poi dell’altro, un non detto di ben più ampia portata. Facendo dell’avvocato di Volturara Appula il federatore del centro-sinistra, l’allora segretario dem Zingaretti si proponeva di integrare a pieno titolo, e definitivamente, il M5S al campo progressista, liberandolo dalle fumisterie della democrazia diretta per riconciliarlo alla democrazia dell’alternanza. A quel punto il sogno del Pd di insediarsi come guida del polo progressista poteva avverarsi.

Il Pd illuso su Conte, ma la realtà è diversa Ora è un concorrente

Con un M5S spogliato del suo spirito ribellista e, per questo, in crisi d’identità e di consensi, sarebbe stato un gioco da ragazzi per il Pd conquistare una piena egemonia del campo progressista. Sarebbe stata, infatti, una partita già vinta in partenza, visto l’enorme vantaggio di cui gode la Ditta per lo storico patrimonio accumulato in termini di sapienza politica, di prestigio, di radicamento sociale, di classe dirigente.

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