In auto giù le mani dallo smartphone

In auto giù le mani
dallo smartphone

A4, altezza Cavenago, verso le 12. Station wagon di grossa cilindrata in terza corsia, 105 orari. Decisamente non al suo posto. Ma non solo. La station ondeggia, con rapide correzioni di rotta per restare nella corsia. È un grande classico, e chi colleziona sui trentamila chilometri all’anno ormai ha l’occhio allenato. Li becchi subito, quelli che mentre viaggiano armeggiano col telefonino. Non si sbaglia un colpo: quando li superi, se giri lo sguardo (anche se non dovresti), puntualmente spunta il maledetto telefono. Nel caso specifico, la scena è stata doppia. Quello della station, esaurita la necessità del momento, ci ha ripresi poco oltre.

Quarta corsia, verso i 140. E sorpassando l’auto che ci stava davanti, anch’essa ondeggiando causa telefono, ha sfoggiato tutto l’armamentario classico dell’automobilista gesticolante: mano tesa, labiale inconfondibile. Si doveva vergognare, quello là, che evidentemente digitava inutili scemenze mentre lui, una manciata di chilometri prima, risolveva questioni di vita o di morte. Quindi lui poteva.


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