Indagato non significa condannato, la direttiva dell’Europa una lezione per l’Italia

Dovrebbe essere ovvio, ma non lo è. A provvedimenti diversi corrispondono condizioni diverse: una persona che riceve un avviso di garanzia (strumento a tutela della stessa persona) non è ancora condannata. Sarebbe bastato l’articolo 27 della Costituzione, che garantisce la presunzione d’innocenza, e non di colpevolezza, fino a sentenza definitiva. Nel senso comune - per gravi responsabilità del circo mediatico giudiziario - l’indagato è invece già un condannato. «Avrà comunque fatto qualcosa se ha ricevuto un avviso di garanzia» è il distorto e inquinato pensiero che anticipa senza prudenza e senza tutele l’iter giudiziario. Non sono bastati i tanti casi di persone indagate o processate ma poi prosciolte o assolte per curare questa malattia del giudizio.

Indagato non significa condannato, la direttiva dell’Europa una lezione per l’Italia
Il Consiglio dei ministri
(Foto di Ansa)

In settimana il Consiglio dei ministri presieduto da Mario Draghi ha approvato un decreto legislativo che recepisce finalmente la direttiva Ue del 2016 contro la giustizia show e per la tutela della presunzione d’innocenza, un giro di vite che si spera metta fine alla cultura del sospetto («non è l’anticamera della verità, ma del khomeinismo» diceva Giovanni Falcone) che ha colpito troppe persone, la cui reputazione è stata rovinata da indagini e processi finiti nel nulla.

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