La difesa dei salari e il lavoro da creare

La direttiva europea sul salario minimo ha diviso il mondo politico e le parti sociali, com’era prevedibile. In realtà nel caso dell’Italia si tratta solo di intraprendere una delle due opzioni: una busta paga agganciata per legge all’inflazione (il grande ritorno della «scala mobile») oppure continuare la prassi sindacale di una contrattazione collettiva che garantisca ai dipendenti redditi «adeguati e dignitosi», come recita il testo messo a punto da Commissione, Consiglio e Parlamento. Non c’è alcun obbligo a scegliere l’una o l’altra strada.

La difesa dei salari e il lavoro da creare
Nicolas Schmit, il commissario europeo per il lavoro e i diritti sociali

Lo scopo è quello di proteggere i lavoratori più deboli, quelli con gli stipendi più bassi divorati da un’inflazione che sta montando in tutta Europa come un incendio, alimentato dal conflitto in Ucraina, ma non solo. E l’inflazione, si sa, è la «tassa dei poveri», divora soprattutto chi ha redditi che hanno a che vedere con la sopravvivenza. Quella dell’Unione europea vuole anche essere la risposta al fenomeno ormai ultra decennale dei cosiddetti «working poor», coloro che pur avendo un’attività, spesso a tempo pieno, rimangono poveri e galleggiano nel mare dell’indigenza (su questo la rivista giuslavoristica digitale «Lavoro, Diritti, Europa», diretta dall’ex presidente del tribunale del Lavoro di Milano Piero Martello, ha prodotto un’approfondita e per certi versi sconvolgente inchiesta).

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