La lotta alla droga è una guerra mondiale

Il commento Lo sconvolgente video virale in cui si vedono due giovanissimi preparare strisce di cocaina e aspirarla davanti a tutti i passeggeri in un vagone della metropolitana, con estrema naturalezza, come se il mondo intorno non esistesse, rende bene l’idea di quello che è diventata la diffusione
degli stupefacenti in Italia.

In questa faccenda maledetta evidentemente la pandemia ha giocato la sua parte. Lo attesta anche la relazione annuale della Direzione centrale per i servizi antidroga che fotografa il mercato nella Bergamasca, ormai a livello pre-Covid e oltre. L’unica consolazione – se consolazione si può chiamare, in verità non lo è per nulla – è che Bergamo non è certo una piazza anomala rispetto al resto d’Italia. Fiumi di hashish, marijuana, cocaina ed eroina scorrono nel Paese alimentando i traffici gestiti dalla ‘ndrangheta, dai clan camorristi, dalle famiglie di Cosa nostra e dalle altre organizzazioni criminali internazionali ormai globalizzate e connesse con la mafia russa, albanese, cinese.

La pandemia, con i suoi lockdown, è stata solo una pausa. Poi tutto è ripartito nel traffico internazionale. Quello della cocaina in particolare si conferma un mercato «in continua e grande espansione», come emerge dalla Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze. Un mercato che sarebbe ancora più devastante se non fosse per l’ostinato lavoro di contrasto delle sezioni antinarcotici delle forze dell’ordine. Durante il 2021, attraverso circa 7.900 operazioni di polizia, sono state sequestrate oltre 20 tonnellate di cocaina, il dato più alto mai registrato. Ma la diffusione non si ferma. L’analisi delle acque reflue, ad esempio, descrive una concentrazione della sostanza media di 12 dosi ogni 1.000 abitanti per giorno, un quantitativo medio in crescita dagli anni precedenti.

La cocaina entra nel nostro Paese principalmente dai porti, proveniente dall’area sudamericana. Il costo resta elevato e in costante aumento negli ultimi dieci anni, sia per quanto riguarda il traffico di grandi quantitativi (da 36.000 a 42.000 euro ogni kg o ogni 1.000 dosi), sia per la vendita in strada al dettaglio.

Guardando ai danni socio sanitari, basterebbe pensare che la metà delle persone con disturbo da uso di sostanze ristrette in carcere sono assistite per uso primario di cocaina o crack. Nel 2021 la cocaina è risultata la sostanza primariamente utilizzata dalla maggior parte delle persone in cura nelle comunità terapeutiche (37 per cento). Nel corso degli anni è inoltre aumentata gradualmente la percentuale di chi è in trattamento presso i SerD (i servizi pubblici per le dipendenze) per uso di cocaina e crack. Anche i decessi correlati al consumo di cocaina aumentano.

È una guerra mondiale quella che combattono le forze dell’ordine. La stessa amministrazione americana, recentemente, ha ammesso che, nonostante le ingenti risorse messe in campo, la produzione e il commercio di droga è aumentato. Inoltre i narcotrafficanti hanno finito per condizionare pesantemente le politiche e le istituzioni di molti Paesi.

Un giro d’affari, quello della droga, che supera i 450 miliardi di dollari all’anno, oltre 24 miliardi di euro in Europa, come spiega anche il Rapporto stilato dall’Emcdda, l’Ente di monitoraggio dell’Ue sul fenomeno, presentato lo scorso 14 giugno. È la cannabis la più usata nel Vecchio continente. Ogni anno più potente, con un livello di tch (principio attivo) sempre più alto che devasta il sistema nervoso e il cervello. Altro che cannabis innocua, come tendono a definirla molti sostenitori delle «droghe leggere libere» che si annidano anche nel mondo del giornalismo, della cultura e del cinema. Considerando i 27 Paesi membri dell’Unione, più Turchia e Norvegia, si stima che circa 84 milioni di adulti abbiano, almeno una volta, fatto uso di sostanze illecite. Preoccupano le droghe sintetiche, soprattutto le oltre 830 nuove sostanze psicoattive che si erano diffuse in Europa già alla fine del primo lockdown del 2020. Una guerra mondiale, quella contro gli stupefacenti, che non possono vincere le forze dell’ordine e la macchina della giustizia da sole, ma in cui è necessario uno sforzo collettivo sociale, culturale, educativo, familiare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA