Le scuole bombardate e i crimini di guerra

Era stata costruita a fine 1800, sopravvissuta ai due conflitti mondiali e considerata tra i 100 istituti più prestigiosi dell’Ucraina. È di 60 morti il primo bilancio del bombardamento russo nella regione di Lugansk che ha colpito una scuola-rifugio a Bilohorivka. Da quando è iniziata l’invasione voluta dal Cremlino, le lezioni sono sospese in tutto il Paese aggredito e le aule sono diventate stanze per ospitare i 6,5 milioni di sfollati (accolti anche nelle chiese).

Dall’inizio del conflitto, secondo l’Unicef, sono oltre 400 le scuole distrutte, 228 gli ospedali e 8.770 i palazzi abitati da civili, per l’Onu. «Non dovrebbero essere un target - denunciano le Nazioni Unite - così come i bambini e le bambine in fuga con i loro parenti. Il numero delle scuole colpite si va a sommare alle oltre 700 distrutte durante gli 8 anni di conflitto nel Donbass. Un numero impressionante». In Ucraina c’è una situazione umanitaria gravissima, tra crisi alimentare ed economica senza precedenti. «Famiglie prive d’acqua - rileva ancora l’Onu - e 850mila persone senza gas, oltre un milione senza elettricità». L’Oms riporta che nel Paese si registra quasi la metà di tutti gli attacchi contro strutture mediche commessi quest’anno in tutto il mondo.

Ben 16 milioni di persone hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria, tre milioni sono bambini. Mancano cibo, acqua, beni essenziali e 2 milioni di madri e piccoli sotto i 5 anni necessitano di assistenza nutrizionale salva vita. «L’interruzione dei mercati e delle catene di approvvigionamento - sottolinea ancora l’Unicef - avrà probabilmente un impatto significativo sulla sicurezza alimentare in Ucraina, con punti nevralgici in cui la crisi rischia di essere simile a quelle in Afghanistan, Etiopia, Siria e Yemen». Secondo l’organizzazione non governativa «Save the Children», in quasi tre mesi di combattimenti più di 63mila bambini sono nati nelle aree devastate, addirittura in bunker e cantine e destinati ad un futuro incerto. L’invasione russa prende di mira persone senza divisa per ripulire territori da annettere. Nelle guerre moderne l’80% delle vittime sono civili ma quando vengono cercati casa per casa siamo di fronte a crimini di guerra.

Le Nazioni Unite hanno individuato 180 casi di funzionari, giornalisti, attivisti, ex membri dell’esercito e civili prelevati dalle truppe russe in parti dell’Ucraina controllate dal Cremlino. Un quotidiano stillicidio di cui, per ora, «sembra non intravedersi una fine» ha affermato la commissaria Onu per i diritti umani Michelle Bachelet. Lo staff delle Nazioni Unite «è venuto a conoscenza di casi di donne vittime di violenze delle forze armate in aree che erano sotto il controllo di Mosca». Emergono prove di torture, maltrattamenti ed «esecuzioni sommarie di prigionieri di guerra» commessi «da entrambe le parti in confitto». In particolare nelle aree intorno a Kiev le forze russe hanno preso di mira civili che «sono stati catturati, picchiati», vittime di esecuzioni sommarie e «in alcuni casi portati in Russia e Bielorussia all’insaputa delle famiglie».

Denunce di violazioni analoghe a quelle di Amnesty International, che ha presentato un dossier di 44 pagine intitolato «Non tornerà. Crimini di guerra nel nord-ovest dell’oblast (provincia, ndr) di Kiev» frutto di 12 giorni di indagini sul campo. Per il segretario generale di Amnesty, Agnes Kallamar, ci sono «prove inconfutabili di crimini di guerra» commessi dai russi: sono stati documentati attacchi aerei illegali su Borodyanka ed esecuzioni extragiudiziali in altre città e villaggi tra cui Bucha, Andriivka, Zdvyzhivka e Vorzel. «È fondamentale che tutti i responsabili, compresi quelli nella catena di comando, siano assicurati alla giustizia» secondo l’organizzazione che si occupa di tutela dei diritti umani. Non c’è pace duratura senza assicurare i responsabili degli eccidi ai tribunali.

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