Leone «il mite», ricuce la Chiesa

MONDO. Un anno senza Francesco, un anno con Leone. Ma non ha senso affannarsi in inutili confronti tra gli unici due pontefici americani della storia.

Uno argentino - Bergoglio -, l’altro statunitense - Prevost -, geograficamente agli antipodi eppure così vicini nell’interpretare la missione al cuore del Cristianesimo, l’annuncio del Vangelo nei quattro angoli del mondo. La vulgata li vuole distanti, senza punti di contatto nei modi e nelle parole, ignorando volutamente la comunanza di pensiero e di azione, con un agire che mette concretamente al centro del proprio magistero il rispetto assoluto della dignità di ogni uomo, in particolare il più povero, il più emarginato, il più derelitto, quello che la società considera uno scarto da abbandonare a sé stesso e da nascondere agli occhi della società.

Sfugge ai più, ma l’ascesa di Leone XIV al soglio pontificio parte da lontano, e proprio per mano del suo predecessore: è Francesco che lo nomina Vescovo di Ciclayo, in Perù, apprezzandone lo spirito missionario che lo anima; è Francesco che lo sceglie per guidare il Dicastero dei Vescovi, «finestra» privilegiata per uno sguardo sul mondo della Chiesa nella sua interezza, ed è sempre Francesco che prima lo crea Cardinale e poi lo fa sedere tra i «Cardinali Vescovi» (il grado più alto nel Sacro Collegio), coloro che vigilano sulla Chiesa universale e sostengono il Pontefice nella sua azione di governo. Il tutto in poco meno dieci anni. Non un’investitura vera e propria, ma certo un mondo significativo per indicare ai «Fratelli Cardinali» la levatura dell’uomo e del pastore. E non a caso sono bastate meno di ventiquattro ore (e solo quattro scrutini) per vedere uscire dal comignolo della «Sistina» la fumata bianca che annuncia l’elezione del successore di Pietro e del nuovo Vescovo di Roma.

In un pianeta tormentato dalle guerre, anche per Leone - come per Francesco - non può che essere la pace e la difesa della vita il centro della propria opera. Più «sanguigna» quella di Francesco, in linea con il temperamento latino-americano, più pragmatica e meno

Nel solco di Francesco, ma oltre Francesco, seguendone la direzione ma per sentieri diversi

appariscente quella di Leone, ma ugualmente incisiva. Poi ognuno segue la propria strada, rispecchiando il proprio percorso culturale e spirituale - Gesuita uno, Agostiniano l’altro - e interpretando con la propria originalità i moti interiori dell’anima. Nel solco di Francesco, ma oltre Francesco, seguendone la direzione ma per sentieri diversi. Nella «pace disarmata e disarmante, umile e perseverante» a cui aveva fatto riferimento nelle sue prime parole alla Loggia della Basilica di San Pietro non si è rispecchiato solo l’uomo, ma anche il Pontefice e il suo magistero, proposto con un tono di voce mai sopra le righe, mai prepotente o arrogante, mai urlato, che dà esattamente la misura di uno stile.

Appare schivo, Leone, ed è forse proprio per questo che una certa parte dei suoi detrattori cerca (senza riuscirci) di metterlo all’angolo. È un mite nei modi e nelle espressioni, ma non certo nel sostenere le proprie idee e le proprie convinzioni davanti al mondo intero. Leone è intimamente convinto che le parole del Vangelo sono uno scudo invincibile contro cui il male e la cattiveria non riusciranno mai a prevalere. Il mondo sembra essersene accorto soltanto da qualche settimana, da quando cioè ha risposto con grande fermezza, ma anche grande equilibrio, ai plateali attacchi di Trump, che in vista delle elezioni di metà mandato e con i sondaggi in calo cerca di trovare consensi tra i cattolici che due anni or sono l’hanno aiutato ad insediarsi alla Casa Bianca. Speranza più che vana perché proprio quella «pedagogia della pace» che Leone sta portando avanti sin dal saluto alla folla di San Pietro l’8 maggio scorso - «La pace sia con voi» - trova sempre più consensi in una fetta di americani non certo irrilevante.

L’incontro con il Segretario di Stato statunitense Rubio, ieri mattina in Vaticano, nasce da questa consapevolezza, e la serenità del Papa che traspariva dalle immagini diffuse dal Vaticano lo confermano. Inutile chiedersi cosa si siano detti davvero i due, perché - in un certo

La Chiesa annuncia il Vangelo, e il Vangelo annuncia la pace tra gli uomini, tra tutti gli uomini, piaccia o meno al presidente a stelle e strisce.

senso - la risposta del Pontefice e della diplomazia vaticana alle parole di Trump era già stata data in anticipo. Da Leone, sull’aereo in volo verso l’Algeria - «Non sono un politico, non ho intenzione di entrare in dibattito con lui, il messaggio è stato sempre lo stesso: promuovere la pace, contrastare la guerra, lo dico a tutti i leader del mondo, non solo a Trump» -; dal Segretario di Stato, il Cardinale Parolin, mercoledì sera, a margine di un incontro pubblico: «Nonostante si registri qualche difficoltà, gli Stati Uniti rimangono certamente un interlocutore importante per la Santa Sede». La Chiesa annuncia il Vangelo, e il Vangelo annuncia la pace tra gli uomini, tra tutti gli uomini, piaccia o meno al presidente a stelle e strisce.

Del resto che la linea del magistero del Papa con doppio passaporto (statunitense e peruviano, yankee & latin) sia improntata alla pace non solo fuori dalle mura leonine ma dentro la Chiesa stessa, è chiara fin dai suoi esordi: Prevost è stato scelto anche per ricucire l’unità all’interno della Chiesa cattolica, per ricucire gli strappi e le cesure avvenuti durante il pontificato di Francesco. L’aveva detto apertamente anche il 10 maggio,

Prevost è stato scelto anche per ricucire l’unità all’interno della Chiesa cattolica

rivolgendosi per la prima volta al Collegio Cardinalizio per indicare il cammino da compiere: crescere nella collegialità e nella sinodalità sulla scia del Concilio Vaticano II. E in continuità con il magistero di Leone XIII e la sua «Rerum Novarum» ha tracciato la missione della Chiesa: offrire a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere ad una nuova rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro.

Al «Todos, todos, todos» di Francesco, Leone affianca «Peace, peace, peace»: non una sostituzione, ma un’aggiunta. Di cosa ci si deve stupire?

© RIPRODUZIONE RISERVATA