Molte ore, pochi soldi: così si ruba la dignità

Italia. Gli aggettivi non bastano più e uno li riassume tutti: atipico. In verità si va avanti così da quasi vent’anni, da quando la flessibilità è diventata la parola magica per affrontare tutti i guai.

Molte ore, pochi soldi: così si ruba la dignità

Il risultato è disastroso e oggi finalmente il lavoro atipico è definito con il suo vero e drammatico nome: lavoro povero. È il tradimento finale della Costituzione, lo sgretolamento progressivo del pilastro fondamentale del patto di cittadinanza della Repubblica «fondata sul lavoro». L’articolo 36 («Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa») morto e sepolto da quelli che gli inglesi chiamano «bullshit jobs», lavori spazzatura, lavoro che fa star male, ruba dignità, fatica a riempire il piatto, indebolisce la libertà personale e scardina i valori della democrazia. L’Italia è prima in Europa nelle forme di lavoro «atipico», salario sotto la soglia della povertà, sfruttamento, per usare un eufemismo, lavoro schiavo per dire le cose come stanno.

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