Mustapha, Iacopo, Davide. Tre tragedie e i gesti che fanno la differenza
ITALIA. La forza di un’azione che ha la forma di un punto interrogativo, ogni volta che siamo posti davanti alla possibilità di cambiare il corso degli avvenimenti.
Lettura 2 min.Era già in auto per tornare a casa, Mustapha Ladid, nel cortile della ditta di Brusaporto, ma quando ha sentito le grida di aiuto non ci ha pensato un attimo. Si è arrampicato sulla cisterna e si è calato all’interno. Ha messo in salvo un uomo, poi ne ha tirato fuori un altro. Poi non ce l’ha più fatta. Tredici giorni dopo è morto nel reparto di Terapia intensiva del «Papa Giovanni» e un’inchiesta chiarirà di chi sono le responsabilità.
«Non odio, non mi riesce»
Aveva 32 anni, si era sposato da poco, era alto, forte, un omone che sembrava invincibile. Chi lo conosce non si stupisce che abbia mollato l’auto e si sia precipitato ad aiutare, perché «Mustapha era fatto così, una gran bella persona, voleva il bene degli altri». A Prato Iacopo Cerbai, 24 anni, cameriere, è intervenuto per difendere una collega minacciata e molestata da due rapinatori, che si erano avvicinati durante la chiusura del locale. «È una donna!» ha urlato cercando di mettersi in mezzo. Si è preso una coltellata al torace, ha perso moltissimo sangue e dopo un delicato intervento chirurgico è ricoverato in gravissime condizioni. Davide Simone Cavallo, 22 anni, 6 mesi fa è stato accoltellato a Milano, in corso Como, da un gruppo di ragazzini. Salvato in extremis, ha perso l’uso delle gambe. Agli atti del processo a carico dei suoi aggressori ha depositato una lettera in cui ha scritto, tra l’altro: «Non odio. Dovrei farlo, credo, sarebbe logico, ma non mi riesce. L’odio non è logico, e manco io. A volte penso che il mio cuore ha già perdonato un po’ quello che mi è stato fatto, perché so come si sentono i responsabili, o almeno mi piace pensarlo. Se sei veramente in grado di metterti nei panni di chi dovresti odiare, forse, sei in grado anche di perdonare. E qualche parte dentro di me, che non voleva finisse così, lo ha fatto. Ho compassione per loro e li abbraccio».
La «misteriosa simmetria»
Emerge in queste storie terribili, ha scritto Elena Loewenthal su La Stampa, una «misteriosa simmetria» tra luce e tenebra, tra bene e male. Come se un surplus individuale di altruismo, di compassione, di coraggio, compensasse l’abisso di indifferenza, di violenza cieca, di rabbia generalizzata che ci appare così insensato e terrorizzante proprio perché getta le nostre vite in uno stato di vulnerabilità ineluttabile.
Il destino corre lungo un crinale sottile, si gioca in quella frazione di secondo in cui Mustapha ha deciso di aprire la portiera e correre in aiuto
Eppure, prima ancora di ogni logica compensativa, alla base di tutto, c’è sempre una scelta, magari istintiva, forse mai del tutto consapevole: Mustapha è uscito dalla sua auto ed è corso incontro al pericolo senza fare calcoli, Iacopo non si è voltato dall’altra parte e ha affrontato i rapinatori, Davide si è messo dolorosamente dalla parte dei suoi odiatori.
Senza indugiare nell’agiografia, senza esaltare per forza un eroismo di cui faremmo tutti volentieri a meno, la traccia che ci rimane è la forza di un gesto, che non per forza deve finire in tragedia, ma che ha la forma di un punto interrogativo, per ciascuno di noi, ogni volta che siamo posti davanti alla possibilità di cambiare il corso degli avvenimenti.
Una frazione di secondo
Lo ha spiegato bene anche Davide, in un altro passaggio della sua lettera: «Non sono d’accordo con la giustificazione del “ero lontano, non potevo fare niente”. Proprio chi è amico degli aggressori è forse l’unico capace di fare qualcosa senza prenderle al posto della vittima. Chissà che con un “ragazzi, che fate, lasciatelo in pace!” nessuno di noi sarebbe stato qui a parlarne».
Ecco, quasi sempre il destino corre lungo un crinale sottile, si gioca in quella frazione di secondo in cui Mustapha ha deciso di aprire la portiera e correre in aiuto anziché ingranare la marcia e tornarsene a casa. Serve essere lucidi, ciascuno per la sua parte, anche piccola, anche apparentemente insignificante, per poter fare la differenza e costruire la pace.
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