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MONDO. Per capire l’importanza del trattato New Start, scaduto ieri, basta citare i nomi dei protagonisti: i presidenti Barack Obama e Dmitrij Medvedev che lo siglarono nel 2010, i ministri degli Esteri Hillary Clinton e Sergej Lavrov che lo ratificarono e lo resero operativo nel 2011.
Nomi di personaggi cruciali di ieri e di oggi, che hanno dominato l’era contemporanea. Allo stesso modo il New Start avrebbe dovuto regolare il nostro tempo in un settore, quello degli armamenti atomici, che è sempre stato cruciale ma che in questi ultimi anni è tornato a incombere come un incubo su noi tutti.
L’architettura politica che aveva fatto nascere il Trattato era molto ambiziosa. Il New Start doveva riassumere e sostituire i trattati precedenti, ovvero Start, Start I, Start II e SORT per limitare testate bombe nucleari (un massimo di 1.550) e i vettori nucleari (800 tra missili, sottomarini e bombardieri), prevedendo quindi di ridurre del 30% le testate nucleari dei rispettivi arsenali. Firmato in origine per la durata di dieci anni, fu in effetti rinnovato per cinque nel 2021. Ma già dal 2020 era l’unico trattato bilaterale e generale sulle armi nucleari ancora in vigore. Già si presagivano i tempi «nuovi», purtroppo. Nel 2019 gli Usa si erano ritirati unilateralmente dal trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty), cioè l’accordo che nel 1987 aveva messo al bando qualsiasi missile balistico e da crociera basato a terra con gittata compresa tra i 500 e i 5.500 chilometri. E nel 2021, al momento di rinnovare il New Start, sempre gli Usa chiesero invano che fosse sottoscritto anche dalla Cina, che invece non ha mai voluto aderire a nessun accordo del genere.
Con l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, ovviamente, le cose sono ancora peggiorate: dapprima il Cremlino ha sospeso tutte le ispezioni americane agli arsenali atomici russi (decisione ovviamente reciprocata dagli Usa) e poi, agli inizi del 2023, ha sospeso la partecipazione all’accordo. La motivazione, o la scusa, la spiegò allora il vice-ministro degli Esteri russo Sergej Ryabkov: «L’aggressività fuori scala degli Stati Uniti, che si manifesta nella volontà di infliggere una “sconfitta strategica” alla Russia nella guerra ibrida a tutto campo scatenata contro di essa, aveva reso praticamente impossibile in linea di principio condurre rapporti costruttivi e fruttuosi con Washington sul controllo degli armamenti». In sostanza, era la proposta di un patto: tenetevi fuori dall’Ucraina o ci teniamo le mani libere sul nucleare.
Il risultato di tutti questi maneggi è che, almeno in queste ore, e dopo decenni di accordi in un modo o nell’altro tesi a limitare o evitare il rischio di un olocausto atomico, il mondo è esposto al rischio di un riarmo nucleare incontrollato. Non c’è più limite, non c’è più confine: Russia e Stati Uniti sono teoricamente liberi di accumulare bombe e missili anche oltre l’enorme arsenale di cui già dispongono: tra 5.500 e 6.200 testate per la Russia, tra 5.000 e 5.800 per gli Usa. Più che sufficienti, in caso, per cancellare la vita dal pianeta Terra. E considerando la porzione di arsenale «tattico» (gli ordigni nucleari a basso potenziale, per obiettivi specifici), per azzerare una buona parte dell’Europa, visto che proprio in Europa ora si combatte.
Abbiamo prima detto «almeno in queste ore» perché da Abu Dhabi, dove si è tenuto un ulteriore round dei negoziati sull’Ucraina, giungono notizie che destano una qualche speranza. L’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, e quello di Vladimir Putin, Kirill Dmitriev, avrebbero parlato anche del New Start e della necessità di conservare una qualche forma di salvaguardia. Per la verità sei mesi fa, all’approssimarsi della scadenza del Trattato, Putin aveva proposto di mantenerne comunque in vigore le norme, annunciando che così avrebbe fatto in ogni caso la Russia. Gli Usa non avevano risposto, almeno non in modo ufficiale. Ma adesso un certo dialogo è ripreso e pare che la prima proposta sia di rinnovare il Trattato per sei mesi, cercando nel frattempo di trovare una nuova intesa. Difficile capire, oggi, se dobbiamo felicitarci per questo sviluppo o rattristarci per essere arrivati a questo punto. Resta il fatto, indiscutibile, che di un accordo sul nucleare tra Russia e Usa il mondo ha bisogno.
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