Offriamo una via d’uscita ai giovani che abitano in una periferia psichica

Hanno vissuto almeno due anni quasi sempre in una stanza, spesso da soli, non sono andati a scuola ma hanno seguito le lezioni da casa, non hanno socializzato, sono demotivati, scoraggiati, privi di punti di riferimento e modelli importanti al di là dei genitori (quando ci sono). Sono saltate feste, riunioni, viaggi, appuntamenti, partite di calcio, tutti riti di passaggio fondamentali per la crescita di un adolescente. A pagare sono soprattutto gli studenti delle superiori ma non si deve sottovalutare l’impatto sui maggiorenni.

Offriamo una via d’uscita ai giovani che abitano in una periferia psichica

Molti giovani hanno passato gli anni di università guardando i professori fare lezione o effettuare gli esami da un monitor, non hanno mai vissuto quella vita da «matricola» e poi di studente - acquistando «in presenza» nuove conoscenze, relazioni, affetti, amori, amicizie - che è uno dei momenti più belli della propria vita. Questa condizione con tratti comuni a quasi tutti i ragazzi italiani ha portato a dei fenomeni patologici sfociati in violenze inaudite. Il numero e i particolari degli stupri che si sono verificati a Milano a capodanno a opera delle «baby gang» (che di «baby» hanno solo il soprannome) ha sconcertato persino le forze dell’ordine. Quel che colpisce è che spesso non sono ragazzi provenienti dalle periferie metropolitane o da contesti degradati quelli che estraggono un coltello all’improvviso di fronte a un coetaneo ignaro per farsi dare un telefonino, come capita tutti i giorni a Milano anche in pieno centro, ma di adolescenti anche di buona, ottima famiglia. La periferia da spaziale è diventata psichica. La loro vita di gruppo, fondamentale per conquistarsi autonomia, non assume forme sociali costruttive e così a volte può diventare patologica, violenta, criminale. Un fenomeno che non possiamo più prendere sottogamba.

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