Quell’Italia nevrotica benevola con Putin. Ma i consensi non pagano

C’è un rapporto stridente fra l’offensiva diplomatica di Draghi, per arrivare a un cessate il fuoco in Ucraina e il clima filo-putiniano in sacche non marginali d’Italia trainato dai social e da qualche talk show. Chi esplicito, chi a mezza voce, chi infine equidistante, comunque un orientamento comprensivo se non indulgente delle responsabilità dell’autocrate di Mosca. Salvini e Conte, i più assidui, che si fanno reciprocamente da spalla, poi il Berlusconi del discorso di Treviglio, pezzi della sinistra radicale e del mondo accademico, dimentichi dell’ultimo Berlinguer, che si sentiva più tranquillo sotto l’ombrello Nato.

Quell’Italia nevrotica benevola con Putin. Ma i consensi non pagano

Infine l’improbabile accoppiata Salvini-De Luca, governatore della Campania. Siamo gli unici in Europa e qualche osservatore ha parlato di un Paese ingessato nelle sue nevrosi, che non sono di oggi. Si paga il prezzo di una classe dirigente che per lungo tempo ha montato la guardia al bidone illiberale, alla pretesa efficienza sbrigativa dei regimi ibridi, con lo sguardo benevolo ai Putin di turno. Ripeti, ripeti, qualcosa resterà, e così nell’opinione pubblica s’è aperto e diffuso un «sentiment» alternativo.

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