Se l’avidità prende il posto della sicurezza

EUROPA. La strage di Crans-Montana è tutto tranne che una fatalità. Se c’era un luogo in cui una tragedia poteva essere annunciata, era proprio il locale svizzero Le Constellation di Crans-Montana.

La parola sicurezza – quella che avrebbe potuto salvare quaranta vite ed evitare 116 feriti, alcuni dei quali gravissimi – era stata sostituita da un’altra: avidità. La stessa che, secondo le ricostruzioni, avrebbe spinto la moglie del proprietario a fuggire con l’incasso mentre, all’interno, decine di ragazzi urlavano intrappolati tra le fiamme.

È incredibile la lista delle misure di sicurezza sacrificate in quel locale in nome del margine di profitto: non c’erano estintori, c’era solo un sistema di ventilazione malfunzionante, giusto per dare l’illusione di respirare ai clienti stipati, il doppio di quelli consentiti. La parola sicurezza è un lusso e viene sostituita da un’altra parola: incasso. Nessun controllo all’ingresso per non far entrare i minorenni come prescrive la legge e vietare loro gli alcolici: le finestre in plexiglas erano sigillate, una sola uscita di sicurezza, che però veniva adibita allo scarico merci e poi chiusa dall’interno col chiavistello. Quanto all’ingresso principale, era stato ristretto per ricavare spazio ai tavoli. Più tavoli, più bottiglie, più soldi.

on c’erano estintori, c’era solo un sistema di ventilazione malfunzionante, giusto per dare l’illusione di respirare ai clienti stipati, il doppio di quelli consentiti

I camerieri – privi di qualsiasi formazione antincendio, ignari, impreparati, inconsapevoli – si muovevano con la disinvoltura di chi non sa di camminare con una miccia su una polveriera. Andavano avanti e indietro maneggiando fontane pirotecniche infilate nei colli delle bottiglie di champagne, pronte a innescarsi a pochi centimetri da un soffitto basso, che il proprietario aveva personalmente sostituito con pannelli di materiali fonoassorbente altamente infiammabile, acquistato per risparmiare in un negozio di bricolage. Anche qui: meno spesa, più margine. Il quotidiano francese Le Figaro, che ha avuto accesso alle carte dell’inchiesta, descrive il proprietario come «un uomo guidato dall’avidità» fino al grottesco. Nel marzo 2020 i coniugi, che vivevano in uno chalet di 500 metri quadri, erano stati indagati perché avrebbero utilizzato un fondo di 75.500 franchi contro la pandemia per acquistare una Maserati da oltre 33 mila franchi, andando ad arricchire un parco auto già vistoso: una Mercedes, una Porsche Cayenne e una Bentley da 320 mila euro (l’inchiesta era poi stata archiviata). Erano nel mirino dell’ispettorato del lavoro dopo i reclami di diversi dipendenti per gli orari non rispettati, il lavoro notturno non retribuito, riposi ignorati. La sicurezza era una spesa voluttuaria. Nessuna di queste infrazioni è avvenuta per caso: tutto contribuiva ad aumentare l’incasso. Tutto questo è in continuità logica con la scena che mostra che, nel pieno di una strage, la preoccupazione dell’adulto rimane mettere in salvo l’incasso, non i ragazzi e le ragazze che l’hanno prodotto. Nell’immagine della donna che fugge con la cassa c’è la metafora di una società liberista che ha messo il denaro al centro dei propri valori.

Nessun controllo all’ingresso per non far entrare i minorenni come prescrive la legge e vietare loro gli alcolici: le finestre in plexiglas erano sigillate, una sola uscita di sicurezza, che però veniva adibita allo scarico merci e poi chiusa dall’interno col chiavistello. Quanto all’ingresso principale, era stato ristretto per ricavare spazio ai tavoli. Più tavoli, più bottiglie, più soldi

Per questo ridurre tutto alla responsabilità dei due proprietari è troppo comodo. Starà ai magistrati appurare le responsabilità, ma è indubbio che i due si muovevano in un sistema che considerava la sicurezza un optional. Il sindaco di Crans-Montana ha candidamente ammesso che il locale non veniva ispezionato da sei anni, senza nemmeno chiedere scusa. Niente ispezioni? Mancanza di tempo, ha spiegato la vicesindaca. Una negligenza e una sciatteria maturata in un Cantone notoriamente restio ad applicare le indicazioni confederali in materia di sicurezza, uno dei pochi Cantoni svizzeri a non prevedere né un’assicurazione immobiliare cantonale né un obbligo assicurativo per gli immobili. Tutte spese accessorie. Un ostacolo per i fatturati. «Qui non esistono standard in materia di protezione antincendio», ha denunciato un albergatore vallesano. «Qualcuno prende sul serio i controlli, poi dopo quattro anni viene sostituito e tutto ricomincia».

Il rigore «svizzero», spesso tanto decantato, in questa strage ha mostrato una fragilità inaccettabile proprio in nome di un liberismo sfrenato che mira solo al quattrino

Ma a ben vedere la tragedia della frequentatissima località sciistica Crans-Montana, che d’inverno grazie al turismo quadruplica i residenti, non riguarda solo un locale, né soltanto un Cantone. Riguarda l’intera Svizzera, il Paese delle regole e del rigore, un rigore «svizzero» spesso tanto decantato che però in questa strage ha mostrato una fragilità inaccettabile proprio in nome di un liberismo sfrenato che mira solo al quattrino. E siamo sicuri che in Italia non vi siano negligenze e la sicurezza in Italia sia sempre rispettata? Una delle lezioni della strage immane dei ragazzi a Crans-Montana - una strage insopportabile - è proprio questa: considerare la sicurezza non un ostacolo ai propri guadagni ma una necessità assoluta, inderogabile e non certo un optional su cui puntare sperando che non accada nulla, come quando si punta alla roulette.

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