Su clima e mercato il nuovo asse Usa-Cina

MONDO. In un momento in cui le crisi internazionali proliferano e si sono aperti tragici scenari di guerra come quello ucraino e israeliano, l’incontro svoltosi lo scorso novembre a San Francisco tra Biden e Xi Jinping va considerato di per sé un segnale estremamente positivo.

I mezzi di informazione europei e nazionali non gli hanno attribuito grande rilievo, ma molti politologi americani lo hanno paragonato allo storico meeting tenutosi a Pechino nel 1972 tra Henry Kissinger (allora segretario di Stato americano, recentemente scomparso all’età di 100 anni) e Mao Tse Tung. Quell’incontro diede inizio al disgelo fra gli Stati Uniti e la Cina dopo trent’anni di sostanziale assenza di contatti. L’incontro di San Francisco, incentrato su aspetti geopolitici ed economici, ha aperto la strada a nuove dinamiche cooperative nei rapporti tra le due superpotenze mondiali. Il primo aspetto riguarda la dichiarata intenzione comune di cooperare nella lotta al «cambiamento climatico». I due principali inquinatori al mondo - insieme rappresentano il 38% delle emissioni di gas serra globali - hanno annunciato di voler intensificare l’azione di un gruppo di lavoro sul potenziamento di misure a protezione del clima, che ha avuto inizio nel 2020 attraverso l’incontro tra l’inviato speciale della Casa Bianca per il clima John Kerry e il suo omologo cinese Xie Zhenhua. Questo gruppo avrà il compito d’impegnarsi concretamente su «transizione energetica, metano, economia circolare, minore emissione di carbonio, aumento delle energie rinnovabili e deforestazione». Su questi temi c’è stato il riconoscimento comune che serve accelerare gli sforzi, e che serve farlo insieme, visto che in assenza di cooperazione tra i due Paesi diventa difficile raggiungere obiettivi concreti e ambiziosi a livello globale. Usa e Cina hanno inoltre ribadito gli impegni presi a Parigi nel 2015 per mantenere «l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei due gradi celsius e a proseguire gli interventi per limitarlo a 1,5 gradi celsius».

Alla Conferenza delle Nazioni Unite sul clima (Cop 28), tenutasi a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre scorso, non erano presenti sia Biden che Xi Jinping, ma hanno svolto un ruolo determinante i loro inviati speciali Kerry e Zhenhua al cui prezioso lavoro diplomatico si deve soprattutto il risultato storico raggiunto nelle ultime ore con la dichiarazione, condivisa per la prima volta dai Stati produttori di petrolio, della necessità del superamento delle fonti fossili di energia. A San Francisco, Biden e Xi Jinping sono stati anche concordi nel riconoscere che il futuro dei loro Paesi sarà determinato da due fattori: «Mantenere i principali vantaggi della competizione geopolitica e riuscire a mobilitare il mondo per affrontare le sfide transnazionali che, oltre al cambiamento climatico, riguardano la sicurezza alimentare, la crescita economica inclusiva e il controllo dell’intelligenza artificiale». Sia da parte di Washington che di Pechino è emersa la consapevolezza che solo attraverso il rispetto delle «regole del mercato» sia possibile contribuire alla crescita economica globale. Queste regole dovranno continuare a rappresentare la base dei rapporti economici tra le due superpotenze, che contano su un interscambio commerciale di oltre 700 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti rappresentano il più importante mercato di sbocco per le esportazioni di merci cinesi, con una quota di circa il 20% sul totale; la Cina rappresenta per l’America uno dei principali partner economici. A conferma della stretta interdipendenza tra i due Paesi concorre anche la circostanza che la Cina è il secondo detentore del debito federale Usa dopo il Giappone, con 848,8 miliardi di dollari.

C’è da augurarsi che dopo quanto avvenuto a San Francisco si consolidi una sorta di «coabitazione forzata» di cui potrebbe beneficiare il mondo intero, attraverso la cessazione delle guerre in corso e la riduzione di altre gravi tensioni internazionali. Anche l’Europa e l’Italia - che rispetto agli Usa sono sul piano economico e tecnologico ancora più integrate con la Cina - potrebbero trarre grandi vantaggi da questa nuova situazione, ritrovando quello slancio indispensabile per uscire dall’attuale prolungata fase di stagnazione.

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