Sulla giustizia
si chiude l’era M5S

Il dato politico più eclatante dell’approvazione della riforma della giustizia penale è che il Movimento Cinque Stelle ha subito una pesantissima sconfitta. Di fatto la ministra Guardasigilli Marta Cartabia ha smantellato
la riforma della prescrizione di Alfonso Bonafede, suo predecessore grillino a via Arenula: quella nota come la formula del «fine processo mai» era un elemento fondamentale della identità originaria dei pentastellati, un po’ come il reddito di cittadinanza, il marchio del giustizialismo che ha fatto la fortuna elettorale della creatura di Beppe Grillo. Aver varato quella riforma col precedente governo per il M5S era stato come aver vinto una guerra: ora che la riforma che aboliva la prescrizione è stata spazzata via, è proprio come averla persa, la guerra. E infatti il giornale di riferimento dell’elettorato giustizialista, «Il Fatto» di Marco Travaglio, pubblica in questi giorni editoriali di fuoco contro chi «si è calato le braghe».

Sulla giustizia si chiude l’era M5S
Il Movimento 5 Stelle verso l’implosione dopo il compromesso sulla giustizia
(Foto di Ansa)

Non solo: cresce il «partito» interno di chi vorrebbe uscire dal governo e addirittura dalla maggioranza, riprendersi la libertà d’azione, tornare ad occupare l’aula, bloccarne i lavori, stendere striscioni sulla sedia del presidente del Consiglio. Insomma tornare ad Alessandro Di Battista e alla Paola Taverna prima maniera. Ma questa è solo una delle correnti interne in lotta con le altre, peraltro animata da chi è stato escluso dalla distribuzione delle poltrone più prestigiose: ad essa si rivolge Giuseppe Conte, con il fedele Bonafede, per continuare nella lotta contro i seguaci di Beppe Grillo che invece è intervenuto in prima persona per imporre ai ministri il sì al testo Cartabia in Consiglio.

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