Tav o no Tav Governo al bivio

Tav o no Tav
Governo al bivio

È inevitabile che una questione fondamentale dello sviluppo del Nord e del Paese come la Tav Torino-Lione, sia finita in una disputa politica in cui ciascun partito cerca di salvaguardare i propri consensi elettorali. Le elezioni europee di maggio ormai sono dietro l’angolo e tutti cercano di arrivarci nel migliore dei modi possibili, considerando anche che per quella competizione si corra con il sistema proporzionale. Questo discorso vale per i partiti di maggioranza che si giocano il primo posto ma anche quelli di opposizione che cercano di lucrare il più possibile sulle contraddizioni che stanno esplodendo nel governo. Da questa banale constatazione deriva che la decisione che verrà presa dipenderà, più che da una obiettiva valutazione dei fatti, da quale interesse elettorale sarà risultato prevalente.

Il rapporto della commissione insediata dal ministro grillino Toninelli poco rileva: si sapeva sin dall’inizio – vista la scelta dei nomi dei commissari – che il parere finale sarebbe stato negativo e infatti, anche se è ancora ufficioso, tutti sanno che è andata come era stato programmato che andasse. E il motivo è noto: Toninelli, come Di Maio, come Fico, come Grillo sono da sempre contro la Tav più ancora delle altre grandi opere: è un simbolo ormai. Se su altre questioni hanno dovuto rassegnarsi (vedi il Tap pugliese e, in parte, le trivellazioni nello Jonio), sulla Tav non possono: «La prima assemblea nazionale dei MeetUp si tenne a Torino proprio per collegarsi al movimento No-Tav», ricorda il presidente della Camera Fico in una rivendicazione orgogliosa delle origini pentastellate, come ha fatto qualche giorno fa Beppe Grillo sul «Blog delle Stelle».


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