Terrorismo, la verità bene pubblico e necessario

L’intervista del presidente Mattarella, in occasione del Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo, rappresenta uno strumento indispensabile per riunire il valore della memoria, il senso della democrazia e quel «patto di cittadinanza» che sconfisse l’assalto al cuore dello Stato e che serve ancora oggi per ripartire dopo la pandemia. Il capo dello Stato ha vissuto la stagione più drammatica della Repubblica da uomo politico, da testimone e, non ultimo, dalla parte delle vittime in prima persona, avendo avuto il fratello assassinato su indicazione della mafia. La scia di sangue degli anni di piombo, dal 1969 al 1987, ha lasciato quasi 500 morti, dei quali 160 per stragi. Fra i caduti, tanti gli uomini del dialogo: il meglio della schiera dei leali servitori dello Stato.

Terrorismo, la verità bene pubblico e necessario
Il ritrovamento del corpo di Aldo Moro a Roma, il 9 maggio del 1978
(Foto di Ansa)

Un nome, fra gli altri, ci riguarda da vicino: il giudice bergamasco Guido Galli, ucciso alla Statale di Milano. Nessun Paese occidentale ha subito una simile onda d’urto, una «guerra asimmetrica»: terrorismo rosso per abbattere la democrazia rappresentativa, terrorismo nero per colpire nel mucchio e sollecitare una risposta autoritaria.

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