Cronaca / Hinterland
Sabato 03 Gennaio 2026
«Accoltellata da mio marito geloso. E ora rischio di restare senza lavoro»
LA STORIA. Daniela Manda aggredita un anno fa a Seriate nel piazzale del supermercato Lidl: «Faccio la magazziniera, ma le lesioni alla mano non mi consentono più di sollevare pesi e la ditta mi ha annunciato il licenziamento. Sono disperata».
Seriate
Il prossimo 6 gennaio sarà passato un anno dall’aggressione durante la quale fu accoltellata; la mattina successiva sarà parte civile al processo per tentato omicidio che vede imputato suo marito. Ma un’altra data incombe sul futuro di questa donna: il 1° febbraio, giorno dal quale resterà senza stipendio e proprio a causa delle ferite riportate durante l’aggressione.
«Sono disperata, non so più come andare avanti. L’azienda per la quale lavoro tramite una agenzia interinale mi ha sospeso dopo una visita davanti al medico del lavoro e mi ha annunciato che mi avrebbe corrisposto la retribuzione fino al 31 gennaio. Ho una figlia di 15 anni da mantenere, l’affitto da pagare, le bollette cui non riesco più a far fronte e che mi hanno messo al tappeto. L’ultima me l’ha saldata il Comune di Seriate, ora me ne è arrivata una del gas da 800 euro – tra l’altro per un bilocale, come è possibile? – e non so come fare. L’ho mandata all’assessorato ai Servizi sociali, spero che possano aiutarmi di nuovo. Mio figlio ha 20 anni, lavora, ma non è in grado di contribuire alle spese».
Moglie maltrattata
Daniela Manda parla al telefono dalla Romania, il Paese d’origine dove in questi giorni è tornata a far visita e ad assistere i genitori, «che non stanno tanto bene di salute». Ha 39 anni e un passato che sembra la rappresentazione plastica del vissuto di una vittima da Codice rosso. Maltrattata dal marito Daniel Manda, 49enne di origini romene ora in carcere dopo essere stato arrestato il 6 gennaio dello scorso anno. Lei in precedenza lo aveva già denunciato, poi aveva ritirato la querela nella speranza che lui smettesse di vessarla. Ma il procedimento penale era proseguito lo stesso, con l’uomo che alla fine aveva patteggiato 2 anni e 4 mesi. Lui forse se l’era legata al dito, ma la sostanza è che era geloso, sospettava che lei avesse un amante. Cosa non vera, ma che Daniela, di fronte alla lama del coltello che il marito le stava puntando all’esterno del supermercato Lidl di Seriate quel 6 gennaio 2025, aveva ammesso nel tentativo di assecondare momentaneamente le ossessioni dell’uomo e farlo desistere. Non c’era riuscita, quello le aveva sferrato 14 coltellate e sarebbe andato avanti se non fossero intervenuti una commessa del market, un idraulico e un militare fuori servizio. « Mi hanno salvato, senza di loro ora non sarei viva », confida Daniela.
Di nuovo al lavoro tre mesi dopo
Fu ricoverata in ospedale, ma tre mesi dopo, ad aprile, era già tornata nella grossa azienda di Seriate dove lavora come magazziniera dall’aprile 2023. «Le lesioni al tendine di una mano mi rendevano però difficile lavorare – racconta –. C’erano da spostare scatole per i terzisti pesanti anche 50 chili e in quelle condizioni era difficile per me, la mano mi faceva male. L’ho fatto presente al responsabile. Così a novembre sono stata sottoposta a una visita dal medico del lavoro. Dopo la quale l’azienda mi ha costretto e mettermi in ferie. Poi dopo due settimane mi hanno convocato nella sede dell’agenzia interinale. C’erano la responsabile dell’agenzia, quello del personale dell’azienda e una terza persona che rappresentava un’altra società. Ho capito subito che qualcosa non andava. E infatti mi hanno comunicato che ero sospesa, pur garantendomi lo stipendio fino al 31 gennaio prossimo. Mi sono rivolta al sindacato, che mi ha spiegato che hanno fatto tutto in regola e non posso recriminare».
«Ma il dramma è che io da febbraio non ho più uno stipendio – singhiozza al telefono –. Finora mi hanno aiutato parenti e amici. Ho provato a iscrivermi a un corso di computer, ma è a pagamento e io non ho i soldi per permettermelo. Potevo ricavare qualcosa dalla vendita dell’abitazione a Pedrengo, dove vivevo con mio marito e i figli prima che me ne andassi ad abitare in affitto nel bilocale di Seriate. Era la casa per la quale stavamo ancora pagando il mutuo, ma si era fatto avanti un acquirente. Solo che mio marito non ha voluto firmare e così ora l’appartamento andrà all’asta».
Il test di invalidità
Il 31 gennaio Daniela comparirà davanti alla commissione Inail chiamata a giudicare il suo stato di invalidità. «Chissà se così sara più facile trovare un lavoro», sospira. Quella di un salario è la preoccupazione che va ad aggiungersi a un’altra. «Ho ancora paura, temo che mio marito, una volta fuori dal carcere, possa ripetere quello che ha fatto. Ma mi affido alla legge», dice. Da lui in questo anno non sono arrivati messaggi. «Non ho sue notizie e spero di non averne – osserva lei –. Al processo mercoledì non mi presenterò, non lo voglio vedere. Ora mi preme trovare un posto di lavoro».
Quale tipo di lavoro, Daniela? «Uno qualsiasi, compatibile con la funzionalità della mia mano. A me basta lavorare e avere i soldi per mantenere me e i miei figli. Finché ce la faccio vado avanti, poi non so cosa succederà».
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