Bronchiolite, ricoveri in calo: raddoppiati i bimbi vaccinati
SANITÀ . Sono stati 5.740 i neonati immunizzati contro il virus sinciziale. Mazza: «Buona copertura, meno ospedalizzazioni e casi meno gravi».
Si sa, d’inverno è meglio coprirsi. Letteralmente, ma la metafora s’adatta anche alla prevenzione sanitaria. Così, nella stagione tipica delle patologie respiratorie, l’immunizzazione anti-Rsv ha avuto un riscontro importante in Bergamasca: dal 1° ottobre 2025 al 24 febbraio 2026, secondo il rendiconto della Regione, sono stati 5.740 i neonati che hanno ricevuto l’anticorpo monoclonale contro l’Rsv, il virus sinciziale respiratorio, principale responsabile delle bronchioliti. Una «copertura» dedicata a tutti i neonati e che serve a mettere al riparo da una delle principali cause di ricovero nei primi mesi di vita, specie d’inverno. Bergamo si segnala, in linea con la dimensione demografica, la terza provincia lombarda per numero di adesioni: prima ci sono ovviamente Milano (19.247 adesioni) e Brescia (7.056), complessivamente nell’intera regione si contano 53.260 somministrazioni.
L’adesione al 75%
La campagna 2025-2026 ricalca sostanzialmente quella dell’anno precedente, quando fece debutto. L’anticorpo monoclonale è proposta direttamente dal punto nascita ospedaliero per tutti i bimbi nati tra il 1° ottobre e il prossimo 31 marzo, mentre per i bambini nati tra il 1° aprile e il 30 settembre 2025 (cioè al di fuori dalla stagione epidemica) l’immunizzazione è garantita dai pediatri di libera scelta e dai centri vaccinali. Considerando che in Bergamasca nascono circa 7.300 bambini all’anno, si può al momento stimare un’adesione superiore al 75%, in linea con quanto registrato nella passata campagna.
«Una buona copertura – la definisce Angelo Mazza, responsabile della Pediatria internistica dell’Asst Papa Giovanni, struttura che fa capo alla Pediatria –. A differenza di altri Paesi, in Italia la situazione è differente da Regione a Regione, perché ci sono state scelte diverse (la normativa non è infatti uniforme come per le vaccinazioni dell’infanzia, ndr). La Lombardia si conferma virtuosa, e questa è una scelta clinica che si è rivelata vincente: è un’offerta vaccinale di qualità, con un anticorpo sicuro, ben tollerato, che non dà effetti collaterali importanti, e per questo è fortemente consigliato».
Minore impatto rispetto al passato
Nel primo anno d’introduzione, in Lombardia gli accessi in pronto soccorso per Rsv tra i neonati erano scesi del 75%, mentre i ricoveri erano diminuiti del 74%. L’evidenza di questi ultimi mesi ribadisce la sensazione di un minor impatto rispetto al passato, quando cioè non era disponibile la profilassi: «Si può tranquillamente affermare che c’è stato anche quest’anno un calo delle ospedalizzazioni per bronchioliti da Rsv – rileva Mazza –, come già emerso lo scorso anno, al netto della stagionalità dell’infezione. Soprattutto, si è ridotta anche la gravità dei ricoveri che eventualmente si rendono necessari: è una tendenza certificata anche da uno studio multicentrico italiano e da uno studio francese di recente pubblicazione».
Con la primavera alle porte, i malanni invernali sono in gran parte alle spalle. Ma non del tutto esauriti. «In Pronto soccorso e in reparto si vedono ancora alcuni casi – approfondisce Mazza –. Le bronchioliti hanno sempre avuto una stagionalità variabile con un inizio tra ottobre e novembre e una fine tra febbraio e marzo: adesso il virus sta scemando». Allargando lo sguardo, la campagna antinfluenzale è stata decisamente attrattiva: quest’anno si sono vaccinati oltre 243mila bergamaschi, oltre 20mila in più rispetto alla «tornata» precedente. Ha invece faticato a far breccia, come da previsioni, il richiamo anti-Covid: si sono contate solo 31.208 somministrazioni, l’equivalente del 12,8% di quanti hanno invece detto «sì» all’antinfluenzale.
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