La carica lombarda al Vinitaly: export record, ma pesano le guerre
LA PRESENTAZIONE. Presenza bergamasca, come da tradizione, al salone internazionale del vino e dei distillati, in programma a Verona dal 12 al 15 aprile.
Il comparto vitivinicolo lombardo si presenta a Vinitaly, il salone internazionale del vino e dei distillati in programma a Verona dal 12 al 15 aprile «con indicatori in crescita e una struttura produttiva sempre più solida», hanno evidenziato il presidente Attilio Fontana e l’assessore all’Agricoltura, Alessandro Beduschi, durante la presentazione di ieri a Palazzo Lombardia.
I numeri
Nel 2025 l’export ha raggiunto il record di 331,5 milioni: più 7,1% rispetto al 2024, contro il meno 3,7% nazionale. L’ultima vendemmia si è chiusa con oltre 143 milioni di bottiglie potenziali (più 16,3% rispetto al 2024) e grazie alla campagna Ocm Vino, i 3,7 milioni stanziati hanno generato oltre 9,3 milioni di investimenti complessivi – hanno concluso Fontana e Beduschi –. In sintesi, è vero che si beve meno rispetto al passato, ma vantiamo prodotti vitivinicoli di grande qualità».
Già, perché è innegabile che negli ultimi anni i consumi siano scesi, tenuto conto anche delle nuove tendenze verso bevande alcol free, che per la prima volta avranno anche uno spazio all’interno di Vinitaly, come ricordato dal direttore generale vicario di Veronafiere, Gianni Bruno.
«Occorre integrare l’enogastronomia con cultura, paesaggio, ospitalità e artigianato»
L’obiettivo di Regione Lombardia è quello di fare squadra tra assessorati (non a caso insieme a Beduschi erano presenti anche Debora Massari e Francesca Caruso, con deleghe al Marketing territoriale e alla Cultura), coinvolgendo anche Unioncamere e i consorzi tramite Ascovilo. «Occorre integrare l’enogastronomia con cultura, paesaggio, ospitalità e artigianato – fa presente Massari - trasformando tutto in un’esperienza che sia in grado di lasciare ricordi ed emozioni». Caruso ha ricordato: «La cucina italiana è stata eletta a patrimonio culturale immateriale dell’Unesco con saperi e sapori che vanno tramandati come memoria condivisa alle future generazioni».
«Dal 2024 al 2026 è cresciuto da 13,4 a 18 milioni il numero di italiani che hanno vissuto esperienze legate al vino, tra cui spiccano le visite nelle cantine a conduzione familiare. Occorre tenere presente che il 56% dei turisti Usa ha utilizzato l’Ia per organizzare i propri viaggi»
Il presidente di Unioncamere, Gian Domenico Auricchio, ha sottolineato come «il vino sia una leva strategica per il territorio anche sul fronte dell’occupazione, grazie a 3mila imprese lombarde che garantiscono 6.500 posti di lavoro (più 8,2% negli ultimi 10 anni)». La presidente di Ascovilo, Giovanna Prandini, ha ricordato il progetto di una piattaforma digitale per raccogliere itinerari ed esperienze, mentre Roberta Garibaldi, docente all’Università di Bergamo, ha riferito che «dal 2024 al 2026 è cresciuto da 13,4 a 18 milioni il numero di italiani che hanno vissuto esperienze legate al vino, tra cui spiccano le visite nelle cantine a conduzione familiare. Occorre tenere presente che il 56% dei turisti Usa ha utilizzato l’Ia per organizzare i propri viaggi».
Guardando al piano locale «anche in Bergamasca abbiamo registrato un più 20% di produzione e il vero tema è riuscire a trovare nuovi sbocchi di mercato», analizza Sergio Cantoni, direttore del Consorzio Tutela Valcalepio, che quest’anno celebra i 50 anni del disciplinare con sette aziende presenti al Vinitaly e 13 cantine nell’enoteca aperta al primo piano di Palazzo Lombardia, dove non verrà realizzata la tradizionale piazza ma un allestimento lungo il corridoio. «Il vino è una bevanda che non va certo mitizzata, semmai suggeriamo di utilizzarla anche nel “mixology” per avvicinare i giovani. Meno consumatori esperti, quindi, ma una platea più ampia, guardando sia ai consumi interni che ai mercati esteri, penalizzati purtroppo dalle guerre in corso».
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