Atalanta, ecco la tua Sala del Tesoro: raccontaci la tua partita del cuore

LE PARTITE GIOIELLO. Luca Percassi: «Il 4-1 al Dortmund subito dopo Dublino». Ma ognuno può farsi la propria classifica del cuore: una carrellata da Charkiv ad Anfield, dal Malines al 5-0 al Milan, alla Coppa Italia del 1963. Raccontaci la tua partita indimenticabile a [email protected].

«La notte più bella dopo Dublino». Luca Percassi, già nell’immediato dopopartita di Atalanta-Borussia Dortmund, mercoledì 25 febbraio, ha dato la sua risposta alla domanda che tutti, istintivamente, si sono fatti già uscendo dallo stadio.

Atalanta qualificata per la terza volta agli ottavi di Champions e già qui, se vogliamo, siamo al primo bivio: questa vale più delle altre due? E perché? Proviamo a rispondere tenendo conto di tutti i possibili parametri di valutazione tranne uno, impossibile da «pesare»: il cuore. Perché poi in ognuno di noi il ricordo si intreccia con un momento particolare della propria vita. E noi, come diceva Martin Luther King, non facciamo la storia, ma siamo fatti dalla storia. Quindi niente classifiche – ognuno si costruirà la propria – ma una carrellata per rivivere momenti indimenticabili. Un vassoio di cioccolatini da cui attingere, a seconda dei propri gusti e dell’estro del momento, per assaporare le mille sfumature di una dolcezza che solo le emozioni forti, nel calcio come nella vita, sanno regalare.

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Quella notte a Dublino

Risultato, contesto, location, posta in palio. Sono questi i possibili criteri di selezione. E qui scatta già una prima scrematura, perché è chiaro che alla voce risultato si ricordano più volentieri le vittorie, e che alla voce contesto il fascino delle notti europee parte con un vantaggio incolmabile rispetto alle sfide domestiche, che comunque hanno valide carte da giocare. Una cosa, comunque è certa: là in cima c’è Dublino, 22 maggio 2024, 3-0 al Leverkusen. La tripletta di Lookman, il capolavoro tattico di Gasperini, Antonio e Luca Percassi che sul 3-0 a pochi minuti dalla fine non vogliono scendere in campo per la premiazione perché «il Leverkusen quest’anno ha già rimontato tante volte ed è meglio non fidarsi». Dei 13 mila bergamaschi increduli quasi ipnotizzati dal brivido sconosciuto di un trofeo vinto e che il giorno dopo per le vie della capitale irlandese, tra i fusti di birra vuoti accatastati fuori dai pub, con gli occhi arrossati da una notte insonne ti chiedono se è successo davvero.

Kharkhiv e Anfield

Dopo Dublino, dice dunque Luca Percassi, c’è la partita con il Dortmund. Anche se sono rimaste iconiche (per tanti motivi) le qualificazioni agli ottavi del biennio buio del Covid: il 3-0 di Kharkiv allo Shakhtar (11 dicembre 2019: Castagne, Pasalic e Gosens) nella sfida dentro o fuori della fase a gironi 2019/20; il 2-0 a Liverpool (Gosens e Ilicic) e l’1-0 ad Amsterdam con l’Ajax (Muriel) fra il novembre e il dicembre 2020, a stadi vuoti, nella fase a gironi 2020/21. Però arrivare allo stesso traguardo rimontando due gol di svantaggio a una delle squadre più forti d’Europa (finalista di Champions 20 mesi prima) è tutta un’altra cosa. Come lo resta, a quasi due anni di distanza, il 3-0 sul Liverpool ad Anfield, questa volta pieno, l’11 aprile 2024, nell’andata dei quarti di Europa League 23/24: doppio Scamacca e Pasalic, e quella sera, uscendo da uno templi del calcio mondiale, la sensazione che sì, passato quell’ostacolo l’impossibile si poteva anche sognare.

Tra Everton e Dortmund

A un passo dall’impossibile, quattro anni prima, era arrivata l’Atalanta di Kharkiv, poi volata nei quarti a spese del Valencia: doppio Hateboer, Ilicic, Freuler nel 4-1 dell’andata a San Siro del 19 febbraio; quadruplo Ilicic nel 4-3 del ritorno il 10 marzo con dedica alla città in ginocchio per la pandemia. Poi il quarto in gara secca giocato il 12 agosto a Lisbona, con il Paris Saint-Germain: nerazzurri avanti fino al 90’ (Pasalic) rimontati nel recupero da Marquinhos e Choupo Moting. Un anno e mezzo prima, ai sedicesimi di Europa League, la grande illusione di Dortmund: 8 mila tifosi bergamaschi contro il «muro giallo» del Borussia, Antonio Percassi in lacrime sotto la curva a ringraziarli. Passano a fatica i tedeschi: 3-2 in casa loro (15 febbraio 2018, doppio Ilicic, Schurrle e Batshuayi), 1-1 a Reggio Emilia sette giorni dopo (Toloi e Schmelzer). Ancora un piccolo review nella macchina del tempo: stessa manifestazione (Europa League) stessa stagione (2017/18) qualche mese prima (14 settembre 2017): al Mapei Stadium, la casa europea dell’Atalanta di quel periodo, per la prima in Europa dopo 26 anni arriva il temibile Everton. Più temibile però l’Atalanta, che vince 3-0 (Masiello, Gomez, Cristante) e si impone all’attenzione del calcio continentale.

Indimenticabile Malines

Esattamente come era accaduto trent’anni prima, quando una squadra di provincia che giocava in Serie B (indovinate quale) arriva fino alle semifinali di Coppa delle Coppe, unica superstite di un’Italia che nelle tre coppe continentali aveva lasciato per strada tutte le big. E tutta l’Italia, il 20 aprile 1988, spinge l’Atalanta, Non basta: con il Malines finisce 1-2 (Garlini, Rutjes, Emmers), stesso punteggio dell’andata (Ohana, Stromberg, Den Boer). Nerazzurri fuori, ma tutta Bergamo scende in strada a festeggiare. E di quella serata folle, triste e gioiosa al tempo stesso si parla ancora oggi.

La Coppa Italia

Potenza del fascino unico dell’Europa, ma ci sono anche gare nelle competizioni nazionali che meritano a pieno titolo l’allestimento di una bacheca adeguata nella Sala del Tesoro. Su tutte, naturalmente, la finale di Coppa Italia del 2 giugno 1963: a San Siro 3-1 al Torino (tris di Domenghini) e unico trofeo finora messo in bacheca a livello di squadra maggiore nei primi 117 anni della storia atalantina. C’è sempre stato un feeling particolare fra l’Atalanta e la Coppa Italia, anche se sul più bello in troppe occasioni un amore per lunghi tratti corrisposto non è sfociato nel matrimonio finale: un solo successo, a fronte di sei finali. Una di queste, la terza della serie, risale alla stagione 1995/96 e passa attraverso un quarto di finale memorabile con il Cagliari: 1-0 per i sardi all’andata (O’Neill, 29 novembre 1995), rocambolesco 4-2 per l’Atalanta a Bergamo (Tovalieri, Morfeo, Bressan, Silva, Pisani, Tovalieri) il 14 dicembre, con i tifosi della curva in campo a spalare la neve per consentire lo svolgimento della gara, a fortissimo rischio rinvio. In finale sarà sconfitta con la Fiorentina. Altro poker, altra rimonta, altra finale persa (con la Juve) e ancora la Fiorentina di mezzo, anche se stavolta eliminata in semifinale. Viola vittoriosi in casa (1-0, Mandragora, 3 aprile 2024) e travolti (ma solo nei minuti di recupero) a Bergamo il 24 aprile: 4-1 con reti di Koopmeiners, Scamacca, Lookman e Pasalic ma anche un giallo di troppo per Scamacca, con annessa squalifica che sarà decisiva in finale.

Imprese col Milan

Per quanto riguarda infine il campionato, la scelta si fa più difficile, tanto la storia dell’Atalanta è ricca di imprese. Ha fatto epoca il 5-0 al Milan nel Christmas match 2019/20 (22 dicembre 2019, la maglia verde, lo spazio come centravanti e le reti di Gomez, Pasalic, Ilicic due volte e Muriel). Ancora Milan, ma di ben altro spessore, in una partita rimasta nella memoria per livello degli avversari (la squadra di Arrigo Sacchi, una delle squadre più forti del mondo all’epoca) e scenario di grande appeal (San Siro): 20 novembre 1988, l’Atalanta passa (2-1) con un gol di testa del piccolo Bonacina al 90’, dopo un autogol di Baresi e il momentaneo pareggio di Rijkaard. Il risultato è talmente imprevedibile che qualcuno festeggia con un tredici miliardario al Totocalcio.

Per tutti gli altri che c’erano o hanno l’età per ricordare, invece, la ricchezza che resta da quel pomeriggio è un gioiello da conservare nello scrigno dei ricordi più preziosi. La Sala del Tesoro nerazzurro.

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