(Foto di Ansa)
L’ANALISI. E poi succede che a fare l’Atalanta sono gli altri. E allora resta una sola cosa da fare: prendere una parte dei tanti (meritati) complimenti ricevuti negli ultimi tempi e girarli alla controparte.
Riconosciuti i meriti del Sassuolo, però, il problema vero è capirci qualcosa di questa Atalanta che quattro giorni dopo l’impresa con il Dortmund va a sbattere un’altra volta contro una neopromossa: 4 punti lasciati contro il Pisa, 2 contro la Cremonese, addirittura 6 su 6 contro gli emiliani che già all’andata erano venuti a fare una passeggiata a Bergamo dando il benservito a Juric.
Vero, in un campionato difficile come la Serie A in qualche trabocchetto prima o poi cadono tutti, però fa rumore il fatto che la squadra di Palladino ci sia finita ieri, per di più giocando dal 16’ in superiorità numerica per l’espulsione di Pinamonti. Come era successo – vincendo, ma senza brillare – a Genova (fuori il portiere avversario Leali dopo 3’) mentre si è esaltata quando in dieci quasi subito c’è rimasta lei a Como (fuori Ahanor all’8’). Davvero strano, se si pensa che in Europa l’85% delle partite con un’espulsione nella prima mezz’ora finisce inesorabilmente con la vittoria di chi resta in undici.
Come strana è la prestazione di un’Atalanta che ieri a Reggio non era stanca (mentre affaticato pare sia Ederson, scomparso dai radar da tre partite dopo essere stato il migliore in campo a Dortmund) ma era sicuramente scarica, visto che dopo essere partita bene ha preso gol su calcio piazzato (aspetto sul quale c’è molto da lavorare) quando si è trovata con l’uomo in più. Poi è vero, sul 2-0 si è data una scossa, ha ridotto il divario, ha colpito un palo e una traversa. Ma nessuno venga a raccontare che quella era l’Atalanta.
L’Atalanta sembravano gli altri, quelli vestiti di nero e verde. Un segnale da cogliere in vista della semifinale di Coppa Italia in casa della Lazio tutt’altro che in salute e contestata dai propri tifosi che ancora una volta lasceranno l’Olimpico vuoto. Ieri ha perso contro il Torino (altra messa male), affossata dal gol di uno che dalle nostre parti resta sempre un vecchio amico: Duván Zapata. A proposito di segnali da cogliere.
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