Affitti Aler non pagati per altri 3,5 milioni. Il totale sale a 18, ora rientri su misura
I DATI. Nel 2025 il tasso di morosità sceso sotto il 17%. Zambelli: «Numeri in miglioramento, ma il carovita incide». Firmati 528 piani di recupero crediti definiti con gli inquilini. «Anche piccoli importi mensili fanno la differenza».
Lettura 3 min.Dietro i numeri ci sono spesso storie di famiglie che fanno i conti con bilanci sempre più difficili da sostenere. È un tema, quello della morosità negli alloggi Aler, che riguarda da vicino la fascia più fragile della popolazione, quella che negli ultimi anni ha avvertito di più il peso dell’aumento del costo della vita, dai rincari delle bollette alle spese quotidiane diventate più pesanti. In questo scenario si inserisce la fotografia della situazione degli alloggi popolari in Bergamasca: un quadro fatto di debiti accumulati nel tempo, ma anche di interventi per recuperare le somme non pagate e accompagnare gli inquilini in difficoltà verso soluzioni possibili.
«Il carovita purtroppo incide - spiega Corrado Zambelli, presidente di Aler Bergamo - per questo lavoriamo sul recupero dei crediti pregressi, privilegiando il rapporto diretto con gli inquilini, perché l’obiettivo è evitare che le situazioni diventino irrecuperabili».
Nel 2025 il valore dei bollettini per i canoni emessi da Aler Bergamo-Lecco-Sondrio per gli alloggi nella Bergamasca ha superato i 21,4 milioni di euro: di questa cifra, 3,56 milioni non sono stati incassati nel corso dell’anno, per una morosità che si è attestata al 16,62% (leggermente in calo rispetto al 17,1% del 2024). Un miglioramento minimo ma significativo, che tiene conto anche dell’attività di recupero dei crediti pregressi. «Il dato del 2025 è il migliore degli ultimi anni rispetto agli importi emessi – spiega il presidente di Aler Bergamo-Lecco-Sondrio Corrado Zambelli –. Il carovita purtroppo incide, per questo lavoriamo sul recupero dei crediti pregressi, privilegiando il rapporto diretto con gli inquilini, perché l’obiettivo è evitare che le situazioni diventino irrecuperabili». Nel triennio 2023-2025 la morosità sulle somme emesse resta sostanzialmente stabile: dal 16,10% del 2023 si passa al 17,10% del 2024, per poi ripiegare al 16,62% nel 2025. In termini assoluti, nel 2023 sono stati emessi circa 17,3 milioni di euro con 2,78 milioni non riscossi; nel 2024 gli importi sono saliti a oltre 20,8 milioni, con 3,56 milioni di morosità; nel 2025 la cifra non incassata resta sostanzialmente invariata, nonostante l’ulteriore incremento delle somme emesse.
Il debito accumulato nel tempo
Accanto al dato annuale esiste però un indicatore più ampio: la morosità consolidata, cioè il debito complessivo accumulato negli anni dagli inquilini Aler e ancora presente nei bilanci dell’azienda. Nel 2025 la morosità consolidata complessiva degli alloggi Aler della provincia ha raggiunto i 18,08 milioni di euro. Di questi, quasi 9,8 milioni riguardano inquilini ancora residenti negli alloggi, mentre oltre 8,3 milioni sono riferiti ad ex assegnatari, situazioni per le quali il recupero risulta spesso più complicato. Nel complesso, alla fine del 2025 erano 5.458 gli inquilini morosi negli alloggi Aler di Bergamo e provincia, un dato sostanzialmente stabile rispetto ai 5.419 del 2024 e riferito alle posizioni debitorie accumulate nel tempo.
Le strategie di rientro
Per affrontare la morosità Aler punta soprattutto sul rapporto diretto con gli inquilini. Lo strumento principale sono i piani di rientro, che consentono la restituzione graduale del debito in base alle condizioni economiche delle famiglie. Un elemento che ha inciso sulle difficoltà di alcune famiglie riguarda anche i tempi dei conguagli. «Il problema è che siamo in ritardo di un anno e mezzo con i conguagli – spiega Zambelli –. In questo periodo stiamo facendo conguagli relativi a due anni fa, ci sono persone che si sono trovate a pagare somme importanti, ne siamo consapevoli, ma siamo obbligati a recuperare le somme anche ai morosi. Anche per questo però i piani di rientro possono essere molto ampi».
Un sostegno alle famiglie in difficoltà arriva dal contributo di solidarietà regionale destinato agli inquilini dell’edilizia residenziale pubblica. Regione Lombardia ha stanziato oltre 24 milioni di euro complessivi. Alla provincia di Bergamo sono stati destinati 1.578.723 euro, a beneficio di 1.315 nuclei.
Nel 2025 ne sono stati sottoscritti 528, in aumento rispetto ai 446 del 2024. «Stiamo spingendo molto sui piani di rientro – sottolinea Zambelli –. Preferiamo intervenire prima, evitando situazioni che possano sfociare in contenziosi o sfratti. Anche piccoli importi mensili possono fare la differenza se inseriti in un percorso costante». L’obiettivo è duplice: garantire la sostenibilità della gestione del patrimonio pubblico e accompagnare le famiglie nel rientro da situazioni di difficoltà. Nel 2026 Aler ha avviato inoltre una nuova fase per il recupero dei crediti attraverso la procedura prevista nientemeno che da un Regio Decreto del 1938. Si tratta di uno strumento che consente un’azione giudiziale più rapida nei confronti degli inquilini morosi, con l’obiettivo di favorire il confronto e stimolare la definizione del debito o la sottoscrizione di un piano di rientro. La linea dell’ente resta però centrata sul recupero stragiudiziale: gli strumenti legali, fanno sapere dall’Aler, rappresentano l’ultima fase di un percorso che privilegia il confronto con gli inquilini.
Il contributo di solidarietà
Un ulteriore sostegno arriva dal contributo di solidarietà regionale destinato agli inquilini dell’edilizia residenziale pubblica. Regione Lombardia ha stanziato oltre 24 milioni di euro complessivi per le famiglie colpite dall’aumento dei costi energetici. Alla provincia di Bergamo sono stati destinati 1.578.723 euro, a beneficio di 1.315 famiglie. «Regione Lombardia continua a investire risorse importanti per aiutare le famiglie che faticano a sostenere il costo dell’affitto – spiega l’assessore regionale alla Casa e Housing sociale Paolo Franco –. Un aiuto concreto che consente di prevenire situazioni di morosità incolpevole e di garantire una maggiore stabilità abitativa a chi attraversa un momento di difficoltà economica. È però necessario ribadire con chiarezza il ruolo delle istituzioni. La Regione non deve sostituirsi ai Comuni nell’attività di assistenza sociale, che per legge compete agli enti locali e ai servizi territoriali. Il compito della Regione è quello di costruire politiche abitative efficaci, mettere a disposizione risorse, finanziare misure di sostegno all’affitto e promuovere interventi di housing sociale. La collaborazione istituzionale è fondamentale: Regione mette a disposizione gli strumenti e le risorse economiche, mentre i Comuni, che conoscono le esigenze del territorio, svolgono la funzione di accompagnamento sociale. Solo così possiamo garantire risposte efficaci».
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